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Rifiuti speciali assimilabili/assimilati ai rifiuti domestici

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Rifiuti speciali assimilabili/assimilati ai rifiuti domestici

Lasciato da CLAUDIO TORRENZIERI il 27 settembre 2016 alle 09:47

Rifiuti speciali assimilabili/assimilati ai rifiuti domestici
Alla approvazione della LEGGE REGIONALE 05 ottobre 2015, n. 16 "DISPOSIZIONI A SOSTEGNO DELL'ECONOMIA CIRCOLARE, DELLA RIDUZIONE DELLA PRODUZIONE DEI RIFIUTI URBANI ..." è stato approvato dall'Assemblea Legislativa un Atto di indirizzo n.253 del 05.10.2015 (http://bur.regione.emilia-romagna.it/nir?urn=regione.emilia.romagna:bur:2015;253) che recita: «Impegna la Giunta .. ad affrontare inoltre, complessivamente, nel prossimo PRGR, la valutazione del sistema dell’assimilazione a livello regionale».
Il tema dell'assimilazione dei rifiuti speciali non pericolosi generati nell'ambito delle attività produttive è un argomento non secondario per la creazione di opportunità concrete allo sviluppo di forme e metodi praticabili di economia circolare e per incentivare nuova occupazione nell'ambito delle raccolte mirate verso materiali a maggior valore economico finalizzati al loro riciclo.
Oltre a creare vantaggi sociali e risparmi per le comunità locali.
La legge 16/2015 inoltre sottolinea che "Vanno favoriti e finanziati quei sistemi di raccolta che riducono maggiormente i rifiuti non riciclati”.
E’ ampiamente risaputo che l’assimilazione ai rifiuti domestici dei rifiuti speciali “contamina” questi ultimi e genera scarti significativi, 30% circa per le plastiche e 10% circa per la carta, in fase di selezione del pretrattamento.
Diversamente, sistemi di intercettazione mirata presso le “utenze non domestiche” (aziende con meno di 10 addetti dei vari settori produttivi) o attraverso conferimenti presso centri di raccolta dedicati agli sfridi e agli scarti di produzione che consentono di conferire una più ampia varietà di raccolte differenziate di rifiuti avviabili a riciclo e  aumentano al massimo la qualità del rifiuto raccolto e si migliorano le perfomance delle successive fasi di trattamento (migliore qualità).
inoltre, una recente sentenza della Corte di cassazione (n. 9858/16i) ha confermato un principio fondamentale per l’economia delle piccole e medie imprese: i locali delle aziende (anche con meno di 10 addetti) destinati alla produzione in cui si determinano rifiuti speciali non possono essere assoggettati alla tassa sui rifiuti urbani.
L’art. 195, comma 2, lett. e) del D.Lgs. 152/2006 stabilisce che “non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli spacci, nei bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperti al pubblico; allo stesso modo, non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle strutture di vendita con superficie due volte superiore ai limiti di cui all'articolo 4, comma 1, lettera d), del decreto legislativo n. 114 del 1998”. In quanto non assimilabili, i rifiuti che si formano nelle aree produttive, salve le eccezioni, sfuggono dunque al regime transitorio e si pongono decisamente al di fuori della privativa comunale. Non sono, di conseguenza, soggetti alla Tari.
In materia di rifiuti le piccole e medie imprese, sistema portante del Paese Italia, potrebbero avere un ruolo non secondario rispetto alle grandi multiutily ma sono ostacolate da troppi elementi sfavorevoli.
Ad esempio, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) in recenti e ripetute osservazioni, proposte e chiarimenti, anche all’indirizzo della Regione Emilia-Romagna, ha ribadito che l’affidamento delle fasi di intercettazione e raccolta di materiali potenzialmente destinati al riciclo non possono essere riservate in via esclusiva ad un gestore unico monopolista in quanto distorsivo dei principi di concorrenza e di libera iniziativa imprenditoriale.
Infatti, come evidenzia l’Agcm, sul mercato della raccolta differenziata i sistemi dipendenti dai Consorzi garantiscono l’avvio a riciclo solo di una parte (media totale 34,6% nel 2014) delle frazioni merceologiche intercettate mentre il contributo dell’avvio a riciclo indipendente le percentuali raggiungono e superano (media totale 65,9%) gli obiettivi nazionali previsti dalle normative vigenti.
L'argomento merita di essere trattato e affrontato senza preconcetti per ipotizzare soluzioni e proposte che possano portare ad adottare soluzioni gestionali efficienti e maggiormente efficaci.

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ultima modifica 27/09/2016
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