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Urbis: il nuovo sportello unico di consulenza per aiutare le città a pianificare gli investimenti

con esperti della Banca europea per gli investimenti (BEI) e gli esperti di JASPERS, l'équipe indipendente specializzata nella preparazione di progetti di elevata qualità finanziati dall'UE.

 

Città europee più intelligenti e sostenibili. E' la volontà di tutti gli amministratori locali e l'auspicio dei cittadini. Ma spesso le difficoltà per accedere ai finanziamenti frenano e rallentano i progetti.
Aiuti?
Commissione europea e Banca europea per gli investimenti lanciano URBIS (Urban Investment Support), uno sportello unico  per le città che le aiuterà a pianificare gli investimenti a sostegno delle strategie di sviluppo urbano e ad accedere più facilmente ai finanziamenti. 

I singoli progetti comunali, pensiamo a quelli nei settori dell'inclusione sociale, del risanamento urbano o dell'efficienza energetica, possono essere troppo rischiosi o di dimensioni troppo ridotte per il mercato. Al tempo stesso anche i finanziamenti dei programmi urbani integrati possono risultare difficilmente accessibili. URBIS si propone di aiutare le città ad affrontare questi problemi sostenendole nella progettazione, pianificazione e attuazione delle loro strategie e dei loro progetti di investimento, con consigli tecnici e finanziari personalizzati anche nell'ambito delle opzioni di finanziamento innovativo. L'obiettivo è la realizzazione a breve e medio termine di progetti concreti, ad esempio nel settore delle azioni per il clima nelle aree urbane.

Da chi è composto?
Da esperti della Banca europea per gli investimenti (BEI) provenienti dai diversi servizi di consulenza e servizi ai progetti dell'istituzione, compresi il personale della BEI negli Stati membri e gli esperti di JASPERS, l'équipe indipendente specializzata nella preparazione di progetti di elevata qualità finanziati dall'UE.
Se necessario saranno coinvolti esperti in grado di spiegare come combinare i finanziamenti dell'UE con quelli delle banche di promozione nazionali e locali e con le opportunità di finanziamento alternative, come gli investimenti a impatto sociale (investimenti effettuati in società, organizzazioni o fondi con l'intenzione di generare un impatto sociale e ambientale oltre che un rendimento finanziario).

URBIS aiuterà a:
- migliorare la strategia di investimento delle città fornendo consigli nell'ambito della pianificazione strategica, della definizione delle priorità e dell'ottimizzazione dei programmi e dei progetti di investimento;
- rendere i progetti e i programmi di investimento finanziabili, ad esempio fornendo un'analisi della domanda o un sostegno per la strutturazione finanziaria ed esaminando i progetti di domande di finanziamento;
- esaminare le opportunità di finanziamento a titolo del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), dei fondi della politica di coesione (a titolo dei quali nel periodo 2014-2020 sono previsti investimenti per oltre 100 miliardi di euro nelle aree urbane), o di una combinazione dei due;
- sostenere i lavori di preparazione per le piattaforme di investimento e i meccanismi che combinano diversi finanziamenti, stabilire contatti con gli intermediari finanziari ed elaborare modalità di attuazione per tali meccanismi;
- sviluppare approcci finanziari intesi ad alleviare l'onere gravante sul debito comunale e ad aiutare le imprese comunali e i fornitori di servizi urbani privati ad accedere ai finanziamenti.

Come chiedere il supporto di URBIS?
Le città di tutte le dimensioni e di tutti gli Stati membri possono farlo attraverso il sito del polo europeo di consulenza sugli investimenti.

Cosa accade ora?
URBIS comincerà la sua attività utilizzando i servizi di consulenza e i servizi ai progetti della Banca europea per gli investimenti e si concentrerà su un numero limitato di compiti.
Questo lavoro iniziale e le richieste del sostegno di URBIS da parte delle città saranno valutati dalla BEI e dalla Commissione nella seconda metà del 2018. Se URBIS si rivelerà efficace potrebbero essere prese in considerazione risorse supplementari al fine di continuare, migliorare e ampliare l'iniziativa.

E poi?
Le analisi e il lavoro nell'ambito di URBIS contribuiranno alla riflessione in corso sul prossimo quadro di bilancio dopo il 2020, in particolare per quanto riguarda l'accesso e la gestione dei fondi della politica di coesione da parte delle città.

Sostegno della BEI all'Agenda Urbana
Un piano degli Investimenti per l'Europa

#Urbis
#InvestEU

 

Redazione Europe Direct Lombardia
@ED_Lombardia

Horizon 2018-2020 e il nuovo Consiglio europeo dell'Innovazione: ecco come saranno spesi 2,7 miliardi di euro destinati all'innovazione delle imprese

Solo investendo in ricerca e innovazione l'Europa sarà in grado di competere nel mercato globale. A fine ottobre la Commissione europea ha annunciato come spenderà, nel periodo 2018-2020, 30 miliardi di euro a valere sul programma per la ricerca e l'innovazione Horizon 2020.

L'Europa è in grado di competere a livello mondiale solo con la conoscenza e idee pionieristiche creatrici di un nuovo mercato globale. 
E' dunque fondamentale continuare a investire in ricerca e innovazione, i driver fondamentali della crescita, della creazione di posti di lavoro e dell’aumento del benessere. 

A fine ottobre la Commissione europea ha annunciato come spenderà, nel periodo 2018-2020, 30 miliardi di euro a valere sul programma per la ricerca e l'innovazione Horizon 2020. 
Il programma per i prossimi 3 anni concentrerà gli sforzi su un numero minore di temi, in linea con le priorità politiche della Commissione, con una dotazione più cospicua:
- un futuro a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici: 3,3 miliardi di euro;
- economia circolare: 1 miliardo di euro
- digitalizzazione e trasformazione dell'industria e dei servizi europei: 1,7 miliardi di euro;
- unione della sicurezza: 1 miliardo di euro,
- migrazione: 200 milioni di euro,
- energia pulita: 2,2 miliardi di euro in 4 settori (energie rinnovabili, edifici ad alta efficienza energetica, mobilità eletrtica e soluzioni di stoccaggio, sostegno alla produzione della prossima generazione di batterie elettriche).

Di questi 30 miliardi,  2.7 saranno destinati ad avviare il nuovo Consiglio Europeo per l'Innovazione - European Innovation Council (EIC),  chiamato a sostenere l'innovazione delle imprese europee ad alto potenziale di guadagno e di rischio al fine di creare i mercati del futuro. 
L'EIC si pone come una sorta di one-stop-shop, un ambiente unificato per l’accesso a prodotti e strumenti di sostegno all’innovazione in Europa che sappia cogliere e valorizzare le idee degli innovatori europei, integrando e sviluppando le iniziative e le forme di finanziamento già in essere e quelle future di Horizon 2020.
EIC metterà a disposizione degli imprenditori innovativi un budget di 2,7 miliardi di euro nel periodo 2018-2020 ai quali si affiancheranno azioni sostenute nell'ambito di altre iniziative quali l'European Institute of Innovation Technology (EIT), Eurostars per le PMI a forte vocazione nella ricerca e sviluppo e lo strumento di finanza agevolata "InnovFin - EU finance for Innovators".
Infatti, pur ritenendo di aver fatto progressi consistenti sul fronte dell’integrazione dell’innovazione nelle politiche e nei programmi europei e in particolare in Horizon 2020, la Commissione europea riconosce che il ventaglio di meccanismi di sostegno all’innovazione esistente a livello europeo risulta di difficile accesso e poca flessibilità e, soprattutto, sono necessari ancora degli sforzi per rispondere alle esigenze richieste dal mondo degli innovatori.
In tal senso, il Consiglio Europeo per l’Innovazione sosterrà l'innovazione pioneristica delle realtà imprenditoriali che gravitano e che sono interessate ad Horizon 2020 attraverso strumenti di sostegno all’innovazione già esistenti quali lo Strumento per le PMI, Fast Track to innovation e i premi "EIC Horizon Prizes" che comportano dal 2018 significative novità rispetto alla loro attuale struttura che colmano i vuoti nell’attuale quadro di sostegno all’innovazione. Tra le novità, la semplificazione dell’accesso e il potenziamento dell’impatto attraverso l’offerta di servizi di mentoring, la fornitura di una consulenza strategica per migliorare il contesto cercando così di contribuire ad un adeguamento della regolamentazione, delle relative politiche e delle prassi già in uso.

In particolare, lo strumento per le PMI sarà aperto a qualsiasi settore tecnologico e d'impresa, in netto contrasto con il precedente programma di lavoro nell'ambito del quale i settori di intervento erano predefiniti. La Commissione europea introduce per la prima volta anche incontri one-to-one all'interno del percorso indipendente di valutazione delle proposte progettuali. In tal modo la valutazione del progetto sarà basata non solo sull'analisi della proposta progettuale scritta ma anche sulle qualità e motivazioni dell'impresa che emergeranno durante l'incontro con il valutatore.
Una grande novità che il nuovo Consiglio europeo per l'innovazione porta con sé sono i sei "Premi Horizon" che saranno aggiudicati ai progetti innovativi che abbiano dimostrato di avere potenziale per la creazione di nuovi mercati e opportunità di lavoro contribuendo alla crescita e alla prosperità della società europea.
Tali ambiziosi progetti dovranno contribuire a sostenere le attuali sfide sociali quali la decarbonizzazione dell'Europa, lo sviluppo di combustibili derivanti da energia solare (solar fuel), prevenzioni epidemiologiche, il potenziamento della block chain per i beni e servizi utili alla società e tecnologici per lo sviluppo di esplorazioni dello spazio a basso costo attraverso il lancio di piccoli satelliti nella bassa orbita terrestre. I concorsi sono aperti alla partecipazione di università, Start-up, imprese ed imprenditori innovativi di qualsiasi settore e disciplina.

Sin dall'inizio del suo mandato attuale, la Commissione europea si è attivata per sostenere l'innovazione delle imprese europee. 
Il Piano per gli Investimenti per l'Europa, varato per promuovere investimenti nell'economia reale attraverso una serie di progetti destinati a creare posti di lavoro, incentivare la crescita e la competitività, soddisfare le esigenze economiche a lungo termine e rafforzare la capacità produttiva e migliorare le infrastrutture nell'UE, ha sostenuto in Italia, da luglio 2016 ad ottobre 2017, 49 progetti attraverso finanziamenti della Banca Europea degli investimenti a valere sul nuovo Fondo europeo per gli Investimenti Strategici per un totale di 6,1 miliardi di euro stanziati i quali ci si aspetta mobiliteranno fino ad altri 36 miliardi di investimenti aggiuntivi. Di questi, 1.7 miliardi di euro sono stati erogati a sostegno delle PMI innovative attraverso 54 accordi con banche intermediarie italiane.
Qui un elenco di alcuni progetti italiani finanziati nell'ambito del Piano di Investimenti per l'Europa.
Per promuovere e diffondere le opportunità di sostegno all'innovazione previste dal Piano degli investimenti per l'Europa, si stanno svolgendo sul territorio nazionale eventi organizzati da Commissione europea, Banca Europea per gli Investimenti, Cassa Depositi e Prestiti in collaborazione con la rete Europe Direct italiana e altri partner del mondo imprenditoriale. 
In seguito ad un primo momento informativo che si è tenuto a Milano lo scorso 13 aprile durante il quale sono state illustrati i nuovi strumenti di finanza agevolata promossi nell'ambito del FEIS e del Piano degli Investimenti per l'Europa, Europe Direct Lombardia e Finlombarda S.p.A (membro del Consorzio Simpler della Lombardia e partner della rete Enterprise Europe Network) organizzano in collaborazione con Regione Lombardia un secondo seminario sulle novità a favore della ricerca e dell'innovazione nell'ambito del programma europeo Horizon 2020 e sul nuovo ruolo del Consiglio Europeo per l'Innovazione.  Il seminario si terrà a Milano il prossimo 24 novembre presso Palazzo Pirelli in via F. Filzi 22. Maggiori informazioni qui

Sito ufficiale European Innovation Council 

 

Redazione Europe Direct Lombardia
@ED_Lombardia

Pubblicato dalla Commissione europea il Programma di lavoro 2018

Programma di lavoro 2018 della Commissione Junker: mantenere le promesse fatte entro il 2019 e prefigurare la nuova UE verso il 2025

La Commissione europea ha presentato ieri il suo programma di lavoro per il 2018 al fine di completare le azioni previste sulle dieci priorità politiche del Presidente Juncker prima della fine del proprio mandato, nonché una serie di iniziative per il futuro dell'Europa.

 Il Presidente Jean-Claude Juncker ha dichiarato: “L'Europa sta riacquistando forza e dobbiamo approfittare di questo slancio rinnovato. Abbiamo già presentato l'80% delle proposte che avevamo promesso al momento dell'insediamento di questa Commissione. La priorità è ora trasformare le proposte in leggi e le leggi in attuazione. Prima il Parlamento europeo e il Consiglio completeranno il loro lavoro, prima vedremo i benefici dei nostri sforzi comuni.”

 I numeri di questo impegnativo programma di lavoro sono:

- 66 proposte prioritarie in sospeso presentate negli ultimi due anni, per le quali è necessaria una rapida adozione da parte del Parlamento e del Consiglio

- 15 proposte rimaste in sospeso per le quali non si prevede il  ritiro o perché non si considera possibile il raggiungimento di un accordo, o perchè non sono più adeguate al loro scopo o che sono tecnicamente superate

- 15 proposte che fanno seguito alle revisioni delle leggi attuali basate sul programma di controllo dell'adeguatezza e dell'efficacia della regolamentazione (REFIT), tenendo conto dei pareri della piattaforma REFIT

- 3 atti obsoleti da abrogare

- 26 iniziative

L'obiettivo del programma di lavoro di quest'anno è duplice. Da un lato consentire al Parlamento europeo e al Consiglio di completare i lavori legislativi necessari su settori politici prioritari prima delle elezioni europee del giugno 2019, con la presentazione delle proposte legislativa da parte della Commissione europea entro maggio 2018. In secondo luogo, il programma di lavoro presenta una serie di azioni e iniziative ambiziose con una prospettiva più lungimirante, poiché la nuova Unione di 27 determina il proprio futuro per il 2025 e oltre.

Queste proposte rispecchiano il dibattito avviato dal Libro bianco sul futuro dell'Europa della Commissione e dal discorso sullo stato dell'Unione del 2017 del Presidente Juncker.

Completare i lavori sulle 10 priorità della Commissione Juncker

Fin dall'inizio del suo mandato, questa Commissione si è concentrata sui grandi temi, in cui un intervento europeo efficace può fare concretamente la differenza. Nel corso dell'ultimo anno, condividendo tali priorità con il Parlamento europeo e con il Consiglio, abbiamo fatto progressi notevoli in settori chiave e ottenuto risultati nell'ambito di tutte le 10 priorità. Oggi questo programma di lavoro stabilisce proposte concrete per fare insieme l’ultimo tratto e completare le attività previste nelle 10 priorità.

Per favorire la creazione di posti di lavoro, la crescita e gli investimenti, la Commissione porterà avanti i lavori per realizzare il piano d'azione sull'economia circolare e per completare il mercato unico digitale, l'Unione dell'energia, l'Unione dei mercati dei capitali, l'Unione economica e monetaria e l'Unione bancaria.

Un'iniziativa sull'equità fiscale nell'economia digitale, un pacchetto di equità sociale e una proposta volta a migliorare la catena di approvvigionamento alimentare dell'UE contribuiranno a un mercato interno più profondo e più equo con una base industriale più solida.

Verranno presentate anche nuove misure mirate per completare l'Unione della sicurezza e rispettare l'agenda dell'UE sulla migrazione e la strategia globale e verrà rafforzato il meccanismo unionale di protezione civile.

La Commissione porterà avanti la sua politica commerciale equilibrata e innovativa per gestire la globalizzazione concludendo gli accordi con il Giappone, Singapore e il Vietnam e porterà avanti i negoziati con il Messico e il Mercosur.

Gli impegni dopo il 2025

Parallelamente al completamento dell'attuale agenda, questa Commissione continuerà a impegnarsi per preparare l'Unione di domani. Il programma di lavoro per il 2018 comprende una serie di iniziative che guardano ancora più lontano, verso il 2025 e oltre. A partire dal 30 marzo 2019 l'Unione europea sarà un'unione di 27 Stati membri ed è quindi giunto il momento di dare forma a questa Unione più unita, più forte e più democratica.

Un'Unione più unita avrà bisogno di una prospettiva di allargamento credibile per i candidati pionieri dei Balcani occidentali. La Commissione presenterà una proposta per il futuro quadro finanziario pluriennale e proporrà anche un processo legislativo più efficiente per il mercato unico e una maggiore efficienza e coerenza nell'attuazione della politica estera comune. Verrà adottato un documento di riflessione su un futuro europeo sostenibile e una comunicazione sul futuro delle politiche dell'UE per l'energia e il clima. Sarà proposta un'estensione dei compiti della Procura europea per includere la lotta contro il terrorismo.

Per un'Unione più democratica, verranno presentate proposte per la creazione di un Ministro dell'economia e delle finanze permanente e responsabile, un'iniziativa per rafforzare ulteriormente i principi di sussidiarietà e di proporzionalità, oltre a una comunicazione sul potenziamento dell'efficienza alla guida dell'Unione europea. Sarà proposta inoltre un'iniziativa sul rispetto dello Stato di diritto.

Per maggiori informazioni

2018 Commission Work Programme – Key Documents

Questions and Answers on the 2018 Commission Work Programme

Scheda informativa: Nuove iniziative per completare i lavori sulle 10 priorità del Presidente Juncker e iniziative da avviare entro il 2025

 Scheda informativa: Proposte prioritarie rimaste in sospeso che richiedono una rapida adozione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio

 

Redazione Europe Direct Emilia-Romagna
@europedirectER

Investimenti in Africa e nei paesi di vicinato: parte il nuovo piano dell'UE

Parte il Piano per gli investimenti esterni, parte integrante del Piano degli investimenti per l'Europa. 4,1 miliardi di euro per mobilitare fino a 44 miliardi di investimenti in Africa e nei paesi del vicinato

Un nuovo fondo europeo per lo sviluppo sostenibile  (ESDF) per rispondere alle sfide che l'Europa si trova ad affrontare ai suoi confini, per ridurre la povertà e consentire uno sviluppo inclusivo e sostenibile anche in Africa e nel vicinato dell'UE. La Commissione europea ha approvato infatti, il 28 settembre scorso, il nuovo fondo che da il via all'ambizioso Piano per gli Investimenti Esterni (PIE), parte integrante del più ampio Piano degli Investimenti per l'Europa.

Il Fondo, sulla falsariga del Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici, stimolerà gli investimenti pubblici e privati rimuovendo alcuni ostacoli alla crescita dei paesi partner e delle cause profonde della migrazione irregolare.
Il contributo della Commissione europea ammonta a 4,1 miliardi di euro e mobiliterà fino a 44 miliardi di investimenti che altrimenti non sarebbero realizzati. 

Il PIE è uno strumento integrato basato su 3 pilastri interconnessi:
- il primo pilastro prevede il lancio di una nuova generazione di strumenti finanziari quali garanzie, strumenti di condivisione dei rischi e la combinazione di sovvenzioni e prestiti. Così facendo, sarà aumentato l'impatto di ogni euro del denaro dei contribuenti erogato. 
- il secondo pilastro garantirà un'assistenza tecnica più mirata che aiuterà i beneficiari ad accelerare lo sviluppo di progetti finanziariamente sostenibili e di imprese pronte a essere finanziate con i nuovi strumenti.
- il terzo pilastro prevede l'intensificazione delle relazioni con i paesi partner e la realizzazione di un dialogo strutturato con il settore privato per migliorare il clima degli investimenti e il contesto imprenditoriale nei rispettivi paesi partner.

Il finanziamento diretto della Commissione è rivolto alle istituzioni finanziarie ammissibili che sono state valutate dalla Commissione. Le imprese potranno contattare le istituzioni finanziarie che gestiranno gli sportelli di investimento per ricevere informazione sugli strumenti disponibili per il loro progetto o chiedere se le istituzioni sono interessate ad investire. Ogni progetto dovrà incentrarsi sullo sviluppo sostenibile nelle due regioni oggetto di intervento: il vicinato dell'UE e l'Africa.

Nei prossimi mesi saranno operativi un portale web ed un segretariato ad hoc che fungeranno da "sportello unico" per tutti coloro che sono interessati a lavorare con il piano. Le imprese potranno anche chiedere di accedere a un finanziamento e alla garanzia per un progetto di investimento direttamente al segretariato del PIE che metterà l'impresa in contatto con un'istituzione finanziaria ammissibile che valuterà, svilupperà e finanzierà il progetto affinché possa beneficiare della garanzia.

I progetti dovranno essere presentati da partenariati misti, nei quali i soggetti del settore privato proponenti provengano sia da Europa che dai paesi partner. 
Alcuni esempi di settori nei quali sarà possibile presentare progetti di investimento sono: energie rinnovabili, progetti volti a contrastare il cambiamento climatico e il sostegno alle micro, piccole e medie imprese locali, agricoltura.
 

Scheda informativa: Piano per gli Investimenti Esterni 
Piano per gli Investimenti Esterni: domande e risposte

 

Redazione Europe Direct Lombardia
@ED_Lombardia

 

Appalti efficaci in Europa e per l'Europa: tecnologia e innovazione nei nuovi appalti in Europa. Ma anche approcci sostenibili e socialmente inclusivi.

La Commissione europea pubblica l'Iniziativa "Appalti efficaci in Europa e per l'Europa" per rafforzare il mercato unico, stimolare l'economia e rilanciare gli investimenti

Ogni anno, gli investimenti in appalti pubblici nell'UE ammontano a circa 2000 miliardi di euro, pari al 14% del PIL europeo. 
E' opportuno che tali investimenti contribuiscano nel prossimo futuro ad un'economia più innovativa, sostenibile, competitiva ed inclusiva.
Lo afferma la Commissione europea nella sua iniziativa presentata lo scorso 3 ottobre per organizzare gli appalti pubblici in maniera più efficiente e sostenibile attraverso l'utilizzo delle tecnologie digitali, una maggior semplificazione e accelerazione delle procedure.
L'iniziativa "Appalti efficaci in Europa e per l'Europa" rientra tra gli sforzi della Commissione europea per rafforzare il mercato unico, stimolare l'economia e rilanciare gli investimenti nell'UE ed incoraggia le autorità pubbliche che gestiscono appalti ad integrare criteri qualitativi, richiedere soluzioni innovative e volte al risparmio energetico o insistere su approcci sostenibile e socialmente inclusivi. 

Nello specifico, prevede 4 ambiti principali:
- Sei settori prioritari per il miglioramento: gli Stati membri sono incoraggiati a sviluppare un approccio strategico per gli appalti pubblici incentrato su: maggiore utilizzo dei criteri di innovazione, rispetto dell'ambiente e responsabilità sociale per l'aggiudicazione di appalti pubblici; professionalizzazione degli acquirenti pubblici; migliore accesso delle PMI ai mercati degli appalti dell'UE e accesso più agevole delle imprese dell'UE ai mercati degli appalti dei paesi terzi; maggiore trasparenza, integrità e qualità dei dati in materia di appalti; digitalizzazione delle procedure d'appalto e maggiore cooperazione tra gli acquirenti pubblici in tutta l'UE;
- valutazione volontaria ex-ante dei grandi progetti infrastrutturali: i progetti complessi possono riscontrare problemi fin dalle prime fasi se chi li gestisce non comprende appieno la complessità delle norme che si applicano agli appalti su ampia scala. La Commissione istituirà un helpdesk in grado di rispondere a domande specifiche nelle fasi iniziali di progetti con un valore stimato superiore ai 250 milioni di euro. Per quanto riguarda i progetti che rivestono grande importanza nello Stato membro interessato o che hanno un valore stimato totale superiore ai 500 milioni di euro, le autorità competenti potranno chiedere alla Commissione di controllare il piano di appalto completo affinché sia conforme alla normativa UE in materia di appalti, riducendo così in maniera significativa le incertezze e il rischio di ritardi e contenziosi legali. Il meccanismo funziona su base volontaria, la consulenza della Commissione non è vincolante e le informazioni saranno trattate nel rispetto di rigorosi obblighi di riservatezza;
- raccomandazione sulla professionalizzazione degli acquirenti pubblici: la Commissione raccomanda misure che gli Stati membri dovranno adottare per garantire che gli acquirenti pubblici possiedano le competenze professionali e le conoscenze tecniche e procedurali necessarie per rispettare le norme e assicurare che il denaro dei contribuenti venga utilizzato per l'acquisto dei migliori beni e servizi possibili. La Commissione agevolerà lo scambio di buone pratiche e di approcci innovativi;
consultazione sullo stimolo all'innovazione mediante gli appalti pubblici: oggi la Commissione avvia una consultazione mirata per ottenere dai soggetti interessati un feedback su come stimolare l'innovazione attraverso l'appalto di beni e servizi. Gli appalti per l'innovazione possono vertere sui risultati dell'innovazione nonché su modalità d'acquisto innovative. La consultazione è aperta fino al 31 dicembre e verrà utilizzata per futuri orientamenti destinati alle autorità pubbliche, che tratteranno questioni quali le modalità per elaborare una strategia, l'organizzazione del sostegno agli appalti per l'innovazione o l'uso di strumenti per gli appalti favorevoli all'innovazione.

Domande frequenti
Normativa UE in materia di appalti pubblici
 

Redazione Europe Direct Lombardia
@ED_Lombardia

La mia regione, la mia Europa, il nostro futuro

La Commissione pubblica la settima relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale in Europa

Le riflessioni attorno il futuro della nuova politica di coesione sono già in corso e la settima relazione della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale (La mia regione, la mia Europa, il nostro futuro) pubblicata oggi, 9 ottobre, ne definisce il contesto e ne alimenta la discussione.

L’economia europea è in ripresa ma restano disuguaglianze sia tra i vari Stati membri che al loro interno. Ci sarebbe quindi bisogno di una maggior coesione e di maggiori investimenti significativi affinché l’attuale ripresa economica possa proseguire.

Gli investimenti pubblici nell’UE sono ancora inferiori ai livelli precedenti la crisi. Le regioni e gli Stati membri hanno bisogno di ancor più sostegno per affrontare le sfide individuate del documento di riflessione sul futuro delle finanze dell’UE: la rivoluzione digitale, la globalizzazione, i mutamenti demografici e la coesione sociale, la convergenza economia e i cambiamenti climatici.

La relazione suggerisce perciò una politica di respiro europeo con 3 obiettivi: gestire la globalizzazione, non lasciare indietro nessuno, sostenere le riforme strutturali.

La politica di coesione negli ultimi due decenni ha portato risultati concreti in tutte le regioni europee costituendo un’importante fonte di investimenti creando 1,2 milioni di posti di lavoro negli ultimi 10 anni e andando a sopperire al crollo degli investimenti pubblici in molti stati UE che invece avrebbero dovuto sostenere la crescita.
Il divario economico tra le regioni ha così ripreso lentamente a ridursi contribuendo allo sviluppo delle regioni anche se non allo stesso ritmo.
Ma molte regioni il cui livello di ricchezza è prossimo alla media dell'UE sembrano bloccate in una "trappola del reddito medio".
Alcune hanno sopportato i costi della globalizzazione senza però ricavarne vantaggi, spesso con forti perdite di posti di lavoro e senza riuscire a compiere la trasformazione industriale. Avranno bisogno di ulteriore sostegno finanziario per promuovere la creazione di posti di lavoro e i cambiamenti strutturali.
Le regioni europee hanno necessità di sostegno anche per realizzare la decarbonizzazione. La relazione evidenzia infatti che il livello attuale degli investimenti è insufficiente a raggiungere gli obiettivi di produzione energetica a partire da fonti rinnovabili e di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra fissati per il 2030. 

Per non perdere posizioni nell'epoca della globalizzazione le regioni devono modernizzare le proprie economie e creare valore.
Secondo il quadro europeo di valutazione dell’innovazione pubblicato lo scorso giugno, sono poche le regioni dell'UE che possono svolgere oggi un ruolo di locomotiva. Sono dunque necessari ulteriori investimenti in innovazione, digitalizzazione e decarbonizzazione. Oltre ai finanziamenti è necessario incoraggiare collegamenti efficienti tra i centri di ricerca, le imprese e i servizi.

I flussi migratori, interni ed esterni, sono un altro fenomeno che distingue le regioni dell'UE: alcune regioni rischiano di perdere gran parte della popolazione mentre molte città subiscono la pressione delle moltissime persone in cerca di prospettive migliori, tra cui migranti.
Sul fronte occupazione assistiamo a lievi miglioramenti ma il dato relativo alla disoccupazione giovanile in alcune regioni è ancora superiore ai valori precedenti la crisi. Per contrastare la disoccupazione, aiutare le persone a sviluppare le proprie competenze e a creare imprese, combattendo al contempo l'esclusione e la discriminazione, saranno necessari ulteriori investimenti. 

La politica di coesione deve infine rafforzare il suo collegamento con la governance economica dell'UE per sostenere riforme che creino un ambiente favorevole alla crescita e sostenere così una pubblica amministrazione in grado di dare impulso alla competitività e alla crescita e di massimizzare l'impatto degli investimenti. 

All'inizio del 2018 sarà lanciata una consultazione pubblica sul futuro della politica di coesione. Nel maggio 2018 sarà presentata la proposta della Commissione per il quadro finanziario pluriennale (QFP), cui seguiranno le proposte per la politica di coesione dopo il 2020.

 

Redazione Europe Direct Lombardia
@ED_Lombardia

 

Innovazione nell'UE: progressi sì ma disomogenei e ancora in ritardo rispetto a leader mondiali

L'UE sta recuperando terreno rispetto ad altre aree del mondo, ma è troppo lenta e disomogenea. L'Italia si attesta come "moderata innovatrice"

Svezia, leader dell'innovazione. Lituania, Malta, Paesi bassi, Austria e Regno Unito sono i Paesi in cui il processo innovativo ha registrato un'evoluzione più rapida. Questi alcuni dei risultati che emergono dal quadro europeo di valutazione dell'innovazione pubblicato il 20 giugno scorso dalla Commissione europea.

Nel complesso, il rendimento innovativo dell'UE nel 2016 ha continuato a crescere ma i progressi osservati presentano differenze tra uno Stato e l'altro.

E a livello globale? L'UE sta recuperando terreno rispetto a Canada e Stati Uniti ma Corea del Sud e Giappone si sono portati in testa mentre la Cina è il Paese che ha mostrato progressi più veloci.

Vediamo alcuni dati:

- I leader dell'UE per settore specifico di innovazione sono: Danimarca (per risorse umane e ambiente favorevole all'innovazione); Lussemburgo (per sistemi di ricerca attrattivi e patrimonio intellettuale); Finlandia (per finanziamenti e sostegno); Germania (per investimenti delle imprese); Irlanda (per innovazione nelle PMI e ripercussioni sull'occupazione); Belgio (per reti e collaborazione nel campo dell'innovazione); Regno Unito (per effetti sulle vendite);
-gli ambiti in cui il rendimento innovativo è progredito maggiormente sono le co-pubblicazioni internazionali, la diffusione della banda larga, il numero di laureati e dottorati di ricerca e la formazione nel campo delle TIC;
-gli investimenti in capitali di rischio e la quota di PMI che introducono innovazioni sono in forte diminuzione;
-nel corso dei prossimi due anni il rendimento innovativo, secondo le previsioni, dovrebbe aumentare del 2%.

Il quadro europeo di valutazione dell'innovazione del 2017 è accompagnato dal quadro regionale di valutazione dell'innovazione. Quest'ultimo quadro presenta una valutazione comparativa del rendimento dei sistemi innovativi di 220 regioni di 22 Stati membri UE e di Norvegia, Serbia e Svizzera. I risultati principali di questa indagine sono:
- le regioni più innovative si trovano generalmente nei paesi più innovativi e quasi tutti gli innovatori regionali moderati e modesti sono situati in paesi identificati come "moderati e modesti";
- si possono tuttavia trovare delle "nicchie di eccellenza": Praga nella Repubblica ceca, Bratislava in Slovacchia e i Paesi baschi in Spagna;
- Stoccolma si conferma essere la regione più innovativa dell'UE, seguita da Hovedstaden in Danimarca e dalla regione del Sud Est nel Regno Unito. Se si considera l'Europa come continente, la regione più innovativa è Zurigo, Svizzera.
- la percentuale del rendimento innovativo è via via aumentato nel tempo per quasi tutte le regioni raggiungendo il 75% per le regioni leader dell'innovazione ma fermandosi al 30% per le regioni a "modesta innovazione".

In allegato il quadro regionale di valutazione dell'innovazione per l'Italia.

Redazione Europe Direct Lombardia
@ED_Lombardia

Piano di investimenti per l'Europa. come buttarsi la crisi economica alle spalle!

La crisi economica che ci attanaglia dal 2008 è superata: sono in molti a sostenerlo, ma forse non lo è ancora del tutto, almeno per l’Italia!

La crisi economica che ci attanaglia dal 2008 è superata: sono in molti a sostenerlo, ma forse non lo è ancora del tutto, almeno per l’Italia! Le tanto eclatanti performance della nostra economia, che da più parti vengono sbandierate come evidenza del superamento della crisi, fanno letteralmente a pugni con quelle degli altri paesi europei.

La crisi economica e l'Italia

La più lunga e profonda crisi economica dal dopoguerra, che ha colpito la maggior parte delle economie occidentali a partire, appunto dal 2008, si è caratterizzata per un forte calo degli investimenti e del Prodotto Interno Lordo (PIL) e un aumento della disoccupazione. Ora molti Stati dell’Unione europea possono, con soddisfazione, affermare di aver superato tale crisi, cosa che non vale per il nostro paese. Gli investimenti, infatti, già in calo dal 2010, rappresentano ora il 17% del PIL, contro una media Ue pari al 20%; il PIL italiano (fatto 100 quello registrato nel 2007) si attesta ora a quota 97, contro un livello medio dei paesi della zona euro di oltre 106; infine, la disoccupazione italiana è pari al 12% contro una media dei paesi della zona euro del 9,5%.

Il Piano degli investimenti ci può aiutare?

Non tutto è perduto e, ancora una volta, l’Unione europea ci viene in aiuto grazie al Piano d’Investimenti per l’Europa (meglio conosciuto come Piano Junker, dal nome del Presidente della Commissione europea, nonché ideatore di tale piano). Si tratta di una strategia di medio termine (2015-2018) per rilanciare gli investimenti nell’Unione europea attraverso un più facile accesso al credito da parte di enti pubblici e aziende private (soprattutto piccole e medie imprese – PMI), il tutto con l’obiettivo di rispondere ad una crisi economica che ha generato una profonda frammentazione del mercato del credito, in primis nei paesi periferici dell’area euro.

Il FEIS e gli strumenti utilizzabili

Perno di tutto il Piano è il Fondo europeo per gli investimenti strategici – FEIS: creato dagli apporti congiunti di capitali di Commissione europea e Banca europea per gli Investimenti (BEI), tale fondo, con una disponibilità di 21 miliardi di euro e attraverso un vero e proprio effetto leva, si propone di mobilitare 315 miliardi di euro di investimenti entro il 2018, attraverso il finanziamento di progetti che non sarebbero altrimenti finanziati e coinvolgendo investitori privati grazie alla copertura di parte del rischio.

Gli strumenti sui quali poggia il FEIS, infatti, sono: prestiti a lungo termine, prodotti di supporto al credito, garanzie e prodotti assimilabili a investimenti nel capitale di rischio, tutti erogati in tempi estremamente rapidi e a condizioni particolarmente vantaggiose perché garantiti dall’Unione europea! Come abbiamo sottolineato in precedenza le aziende e gli enti pubblici, nonché le grandi imprese private sono attori che possono beneficiare, direttamente o indirettamente, del sostegno del FEIS, seppure un asse specifico e importantissimo del Fondo sia destinato alle micro e alle piccole e medie imprese, che giocano un ruolo fondamentale per lo sviluppo socioeconomico del territorio, attraverso l’azione di intermediari finanziari che abbiamo sottoscritto un accordo con la BEI.

Bilancio del Piano Junker dopo 2 anni

A due anni dalla sua attivazione il Piano Junker ha raggiunto il 62% dei suoi obiettivi, avendo stimolato 194 miliardi di nuovi investimenti in 28 Stati membri dell’Unione europea, di cui oltre 32 miliardi in Italia (su un totale di 5 miliardi di reali finanziamenti): l’operazione, quindi, può dirsi un vero successo!

Lo scorso marzo è iniziato il tandem tour della Commissione europea nel nostro paese per promuovere il Piano di Investimenti per l’Europa: il progetto #InvestER rientra in questa strategia di promozione.

di Andrea Poluzzi, responsabile di EUROPE DIRECT – Emilia

www.europedirect-emilia.eu - @EDEmilia

Occupazione, investimenti, migrazione e sicurezza: le priorità del bilancio UE 2018

Un giusto equilibrio tra la necessità di onorare impegni assunti in passato su importanti programmi a livello UE e l'affrontare le nuove sfide che si presentano

A questo vorrebbe rispondere la proposta di bilancio dell'UE per il 2018 presentato dalla Commissione europea a Parlamento europeo e Consiglio europeo il 30 maggio. 
161 miliardi di euro è la cifra messa a budget per il prossimo anno per stimolare la creazione di posti di lavoro in particolare per i giovani e incentivare la crescita e gli investimenti strategici.

La risposta alla necessità di creare posti di lavoro e stimolare gli investimenti arriva dal Fondo europeo per gli Investimenti Strategici (FEIS). Attivato nel 2015, ad oggi il fondo, sostenuto da una garanzia di bilancio dell'UE, ha mobilitato investimenti per 194 miliardi di euro. Per il prossimo anno si intende alimentare il fondo con altri 2 miliardi di euro.

Sono 55,4 miliardi di euro i soldi destinati invece al capitolo dei fondi strutturali e di investimento europei, i principali strumenti d'investimento dell'UE che sostengono le PMI e le azioni soprattutto nei settori della ricerca e dell'innovazione, dei trasporti, dell'ambiente e dello sviluppo rurale. Al fondo di sviluppo rurale e agli agricoltori saranno riconosciuti 59,6 miliardi di euro.

Finanziamenti supplementari, soprattutto da parte del settore privato, sono invece attesi per il nuovo Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile inserito nel Piano europeo per gli investimenti esterni.

Il progetto proposto prevede un aumento del 9,5% in più rispetto al 2017 per ErasmusPlus così da continuare ad offrire migliori opportunità di formazione e istruzione ai giovani cittadini europei: ammonta a 2,3 miliardi di euro la cifra destinata a questo programma.

Saranno invece 233 milioni di euro i soldi dedicati all'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile per il 2018.

Poiché le tematiche della migrazione e della sicurezza rimangono priorità assolute, il bilancio 2018 dedicato alle attività di assistenza umanitaria, di rafforzamento della gestione delle frontiere esterne, di sostegno agli Stati membri più colpiti ammonta a 4,1 miliardi di euro contribuendo a raggiungere così la cifra di 22 miliardi di euro per migrazione e sicurezza per il periodo 2015-2018.

Saranno disponibili fondi aggiuntivi per affrontare le cause profonde della migrazione all'esterno dell'UE attraverso assistenza a paesi terzi che gestiscono ingenti flussi migratori come Libano e Giordania.

Nel settore della sicurezza i finanziamenti dell'UE si concentreranno sulle misure preventive di sicurezza: nel settore dei reati gravi e della criminalità organizzata, compreso il potenziamento del coordinamento e della cooperazione tra le autorità di contrasto nazionali, il rafforzamento della sicurezza delle frontiere esterne dell'UE e il sostegno agli Stati membri nella lotta contro il terrorismo e la criminalità informatica.

90 milioni di euro sarà invece il budget dedicato al finanziamento della ricerca collaborativa in tecnologie e prodotti di difesa innovativi per il periodo 2017-2019.

Il Parlamento europeo e il Consiglio dell'UE dovranno ora discutere congiuntamente questa proposta.

Approfondimenti Bilancio UE 2018

Cosa è il bilancio UE? Da dove provengono i fondi e come sono investiti?

Redazione Europe Direct Lombardia
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