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La mia regione, la mia Europa, il nostro futuro

La Commissione pubblica la settima relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale in Europa

Le riflessioni attorno il futuro della nuova politica di coesione sono già in corso e la settima relazione della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale (La mia regione, la mia Europa, il nostro futuro) pubblicata oggi, 9 ottobre, ne definisce il contesto e ne alimenta la discussione.

L’economia europea è in ripresa ma restano disuguaglianze sia tra i vari Stati membri che al loro interno. Ci sarebbe quindi bisogno di una maggior coesione e di maggiori investimenti significativi affinché l’attuale ripresa economica possa proseguire.

Gli investimenti pubblici nell’UE sono ancora inferiori ai livelli precedenti la crisi. Le regioni e gli Stati membri hanno bisogno di ancor più sostegno per affrontare le sfide individuate del documento di riflessione sul futuro delle finanze dell’UE: la rivoluzione digitale, la globalizzazione, i mutamenti demografici e la coesione sociale, la convergenza economia e i cambiamenti climatici.

La relazione suggerisce perciò una politica di respiro europeo con 3 obiettivi: gestire la globalizzazione, non lasciare indietro nessuno, sostenere le riforme strutturali.

La politica di coesione negli ultimi due decenni ha portato risultati concreti in tutte le regioni europee costituendo un’importante fonte di investimenti creando 1,2 milioni di posti di lavoro negli ultimi 10 anni e andando a sopperire al crollo degli investimenti pubblici in molti stati UE che invece avrebbero dovuto sostenere la crescita.
Il divario economico tra le regioni ha così ripreso lentamente a ridursi contribuendo allo sviluppo delle regioni anche se non allo stesso ritmo.
Ma molte regioni il cui livello di ricchezza è prossimo alla media dell'UE sembrano bloccate in una "trappola del reddito medio".
Alcune hanno sopportato i costi della globalizzazione senza però ricavarne vantaggi, spesso con forti perdite di posti di lavoro e senza riuscire a compiere la trasformazione industriale. Avranno bisogno di ulteriore sostegno finanziario per promuovere la creazione di posti di lavoro e i cambiamenti strutturali.
Le regioni europee hanno necessità di sostegno anche per realizzare la decarbonizzazione. La relazione evidenzia infatti che il livello attuale degli investimenti è insufficiente a raggiungere gli obiettivi di produzione energetica a partire da fonti rinnovabili e di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra fissati per il 2030. 

Per non perdere posizioni nell'epoca della globalizzazione le regioni devono modernizzare le proprie economie e creare valore.
Secondo il quadro europeo di valutazione dell’innovazione pubblicato lo scorso giugno, sono poche le regioni dell'UE che possono svolgere oggi un ruolo di locomotiva. Sono dunque necessari ulteriori investimenti in innovazione, digitalizzazione e decarbonizzazione. Oltre ai finanziamenti è necessario incoraggiare collegamenti efficienti tra i centri di ricerca, le imprese e i servizi.

I flussi migratori, interni ed esterni, sono un altro fenomeno che distingue le regioni dell'UE: alcune regioni rischiano di perdere gran parte della popolazione mentre molte città subiscono la pressione delle moltissime persone in cerca di prospettive migliori, tra cui migranti.
Sul fronte occupazione assistiamo a lievi miglioramenti ma il dato relativo alla disoccupazione giovanile in alcune regioni è ancora superiore ai valori precedenti la crisi. Per contrastare la disoccupazione, aiutare le persone a sviluppare le proprie competenze e a creare imprese, combattendo al contempo l'esclusione e la discriminazione, saranno necessari ulteriori investimenti. 

La politica di coesione deve infine rafforzare il suo collegamento con la governance economica dell'UE per sostenere riforme che creino un ambiente favorevole alla crescita e sostenere così una pubblica amministrazione in grado di dare impulso alla competitività e alla crescita e di massimizzare l'impatto degli investimenti. 

All'inizio del 2018 sarà lanciata una consultazione pubblica sul futuro della politica di coesione. Nel maggio 2018 sarà presentata la proposta della Commissione per il quadro finanziario pluriennale (QFP), cui seguiranno le proposte per la politica di coesione dopo il 2020.

 

Redazione Europe Direct Lombardia
@ED_Lombardia

 

Innovazione nell'UE: progressi sì ma disomogenei e ancora in ritardo rispetto a leader mondiali

L'UE sta recuperando terreno rispetto ad altre aree del mondo, ma è troppo lenta e disomogenea. L'Italia si attesta come "moderata innovatrice"

Svezia, leader dell'innovazione. Lituania, Malta, Paesi bassi, Austria e Regno Unito sono i Paesi in cui il processo innovativo ha registrato un'evoluzione più rapida. Questi alcuni dei risultati che emergono dal quadro europeo di valutazione dell'innovazione pubblicato il 20 giugno scorso dalla Commissione europea.

Nel complesso, il rendimento innovativo dell'UE nel 2016 ha continuato a crescere ma i progressi osservati presentano differenze tra uno Stato e l'altro.

E a livello globale? L'UE sta recuperando terreno rispetto a Canada e Stati Uniti ma Corea del Sud e Giappone si sono portati in testa mentre la Cina è il Paese che ha mostrato progressi più veloci.

Vediamo alcuni dati:

- I leader dell'UE per settore specifico di innovazione sono: Danimarca (per risorse umane e ambiente favorevole all'innovazione); Lussemburgo (per sistemi di ricerca attrattivi e patrimonio intellettuale); Finlandia (per finanziamenti e sostegno); Germania (per investimenti delle imprese); Irlanda (per innovazione nelle PMI e ripercussioni sull'occupazione); Belgio (per reti e collaborazione nel campo dell'innovazione); Regno Unito (per effetti sulle vendite);
-gli ambiti in cui il rendimento innovativo è progredito maggiormente sono le co-pubblicazioni internazionali, la diffusione della banda larga, il numero di laureati e dottorati di ricerca e la formazione nel campo delle TIC;
-gli investimenti in capitali di rischio e la quota di PMI che introducono innovazioni sono in forte diminuzione;
-nel corso dei prossimi due anni il rendimento innovativo, secondo le previsioni, dovrebbe aumentare del 2%.

Il quadro europeo di valutazione dell'innovazione del 2017 è accompagnato dal quadro regionale di valutazione dell'innovazione. Quest'ultimo quadro presenta una valutazione comparativa del rendimento dei sistemi innovativi di 220 regioni di 22 Stati membri UE e di Norvegia, Serbia e Svizzera. I risultati principali di questa indagine sono:
- le regioni più innovative si trovano generalmente nei paesi più innovativi e quasi tutti gli innovatori regionali moderati e modesti sono situati in paesi identificati come "moderati e modesti";
- si possono tuttavia trovare delle "nicchie di eccellenza": Praga nella Repubblica ceca, Bratislava in Slovacchia e i Paesi baschi in Spagna;
- Stoccolma si conferma essere la regione più innovativa dell'UE, seguita da Hovedstaden in Danimarca e dalla regione del Sud Est nel Regno Unito. Se si considera l'Europa come continente, la regione più innovativa è Zurigo, Svizzera.
- la percentuale del rendimento innovativo è via via aumentato nel tempo per quasi tutte le regioni raggiungendo il 75% per le regioni leader dell'innovazione ma fermandosi al 30% per le regioni a "modesta innovazione".

In allegato il quadro regionale di valutazione dell'innovazione per l'Italia.

Redazione Europe Direct Lombardia
@ED_Lombardia

Piano di investimenti per l'Europa. come buttarsi la crisi economica alle spalle!

La crisi economica che ci attanaglia dal 2008 è superata: sono in molti a sostenerlo, ma forse non lo è ancora del tutto, almeno per l’Italia!

La crisi economica che ci attanaglia dal 2008 è superata: sono in molti a sostenerlo, ma forse non lo è ancora del tutto, almeno per l’Italia! Le tanto eclatanti performance della nostra economia, che da più parti vengono sbandierate come evidenza del superamento della crisi, fanno letteralmente a pugni con quelle degli altri paesi europei.

La crisi economica e l'Italia

La più lunga e profonda crisi economica dal dopoguerra, che ha colpito la maggior parte delle economie occidentali a partire, appunto dal 2008, si è caratterizzata per un forte calo degli investimenti e del Prodotto Interno Lordo (PIL) e un aumento della disoccupazione. Ora molti Stati dell’Unione europea possono, con soddisfazione, affermare di aver superato tale crisi, cosa che non vale per il nostro paese. Gli investimenti, infatti, già in calo dal 2010, rappresentano ora il 17% del PIL, contro una media Ue pari al 20%; il PIL italiano (fatto 100 quello registrato nel 2007) si attesta ora a quota 97, contro un livello medio dei paesi della zona euro di oltre 106; infine, la disoccupazione italiana è pari al 12% contro una media dei paesi della zona euro del 9,5%.

Il Piano degli investimenti ci può aiutare?

Non tutto è perduto e, ancora una volta, l’Unione europea ci viene in aiuto grazie al Piano d’Investimenti per l’Europa (meglio conosciuto come Piano Junker, dal nome del Presidente della Commissione europea, nonché ideatore di tale piano). Si tratta di una strategia di medio termine (2015-2018) per rilanciare gli investimenti nell’Unione europea attraverso un più facile accesso al credito da parte di enti pubblici e aziende private (soprattutto piccole e medie imprese – PMI), il tutto con l’obiettivo di rispondere ad una crisi economica che ha generato una profonda frammentazione del mercato del credito, in primis nei paesi periferici dell’area euro.

Il FEIS e gli strumenti utilizzabili

Perno di tutto il Piano è il Fondo europeo per gli investimenti strategici – FEIS: creato dagli apporti congiunti di capitali di Commissione europea e Banca europea per gli Investimenti (BEI), tale fondo, con una disponibilità di 21 miliardi di euro e attraverso un vero e proprio effetto leva, si propone di mobilitare 315 miliardi di euro di investimenti entro il 2018, attraverso il finanziamento di progetti che non sarebbero altrimenti finanziati e coinvolgendo investitori privati grazie alla copertura di parte del rischio.

Gli strumenti sui quali poggia il FEIS, infatti, sono: prestiti a lungo termine, prodotti di supporto al credito, garanzie e prodotti assimilabili a investimenti nel capitale di rischio, tutti erogati in tempi estremamente rapidi e a condizioni particolarmente vantaggiose perché garantiti dall’Unione europea! Come abbiamo sottolineato in precedenza le aziende e gli enti pubblici, nonché le grandi imprese private sono attori che possono beneficiare, direttamente o indirettamente, del sostegno del FEIS, seppure un asse specifico e importantissimo del Fondo sia destinato alle micro e alle piccole e medie imprese, che giocano un ruolo fondamentale per lo sviluppo socioeconomico del territorio, attraverso l’azione di intermediari finanziari che abbiamo sottoscritto un accordo con la BEI.

Bilancio del Piano Junker dopo 2 anni

A due anni dalla sua attivazione il Piano Junker ha raggiunto il 62% dei suoi obiettivi, avendo stimolato 194 miliardi di nuovi investimenti in 28 Stati membri dell’Unione europea, di cui oltre 32 miliardi in Italia (su un totale di 5 miliardi di reali finanziamenti): l’operazione, quindi, può dirsi un vero successo!

Lo scorso marzo è iniziato il tandem tour della Commissione europea nel nostro paese per promuovere il Piano di Investimenti per l’Europa: il progetto #InvestER rientra in questa strategia di promozione.

di Andrea Poluzzi, responsabile di EUROPE DIRECT – Emilia

www.europedirect-emilia.eu - @EDEmilia

Occupazione, investimenti, migrazione e sicurezza: le priorità del bilancio UE 2018

Un giusto equilibrio tra la necessità di onorare impegni assunti in passato su importanti programmi a livello UE e l'affrontare le nuove sfide che si presentano

A questo vorrebbe rispondere la proposta di bilancio dell'UE per il 2018 presentato dalla Commissione europea a Parlamento europeo e Consiglio europeo il 30 maggio. 
161 miliardi di euro è la cifra messa a budget per il prossimo anno per stimolare la creazione di posti di lavoro in particolare per i giovani e incentivare la crescita e gli investimenti strategici.

La risposta alla necessità di creare posti di lavoro e stimolare gli investimenti arriva dal Fondo europeo per gli Investimenti Strategici (FEIS). Attivato nel 2015, ad oggi il fondo, sostenuto da una garanzia di bilancio dell'UE, ha mobilitato investimenti per 194 miliardi di euro. Per il prossimo anno si intende alimentare il fondo con altri 2 miliardi di euro.

Sono 55,4 miliardi di euro i soldi destinati invece al capitolo dei fondi strutturali e di investimento europei, i principali strumenti d'investimento dell'UE che sostengono le PMI e le azioni soprattutto nei settori della ricerca e dell'innovazione, dei trasporti, dell'ambiente e dello sviluppo rurale. Al fondo di sviluppo rurale e agli agricoltori saranno riconosciuti 59,6 miliardi di euro.

Finanziamenti supplementari, soprattutto da parte del settore privato, sono invece attesi per il nuovo Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile inserito nel Piano europeo per gli investimenti esterni.

Il progetto proposto prevede un aumento del 9,5% in più rispetto al 2017 per ErasmusPlus così da continuare ad offrire migliori opportunità di formazione e istruzione ai giovani cittadini europei: ammonta a 2,3 miliardi di euro la cifra destinata a questo programma.

Saranno invece 233 milioni di euro i soldi dedicati all'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile per il 2018.

Poiché le tematiche della migrazione e della sicurezza rimangono priorità assolute, il bilancio 2018 dedicato alle attività di assistenza umanitaria, di rafforzamento della gestione delle frontiere esterne, di sostegno agli Stati membri più colpiti ammonta a 4,1 miliardi di euro contribuendo a raggiungere così la cifra di 22 miliardi di euro per migrazione e sicurezza per il periodo 2015-2018.

Saranno disponibili fondi aggiuntivi per affrontare le cause profonde della migrazione all'esterno dell'UE attraverso assistenza a paesi terzi che gestiscono ingenti flussi migratori come Libano e Giordania.

Nel settore della sicurezza i finanziamenti dell'UE si concentreranno sulle misure preventive di sicurezza: nel settore dei reati gravi e della criminalità organizzata, compreso il potenziamento del coordinamento e della cooperazione tra le autorità di contrasto nazionali, il rafforzamento della sicurezza delle frontiere esterne dell'UE e il sostegno agli Stati membri nella lotta contro il terrorismo e la criminalità informatica.

90 milioni di euro sarà invece il budget dedicato al finanziamento della ricerca collaborativa in tecnologie e prodotti di difesa innovativi per il periodo 2017-2019.

Il Parlamento europeo e il Consiglio dell'UE dovranno ora discutere congiuntamente questa proposta.

Approfondimenti Bilancio UE 2018

Cosa è il bilancio UE? Da dove provengono i fondi e come sono investiti?

Redazione Europe Direct Lombardia
@ED_Lombardia

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