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Conclusa il 31/12/2014

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L'evoluzione della specie

La cittadinanza (non solo) digitale

Segnalo questo articolo interessante http://bit.ly/1jw6Qqe di cui riporto questo passaggio che trovo in linea con quello che stiamo cercando di realizzare con i nostri progetti in Regione:

"Un habitat digitale appropriato richiede infatti la compresenza di persone e gruppi esterni alla rete con quelli che invece sono online."

Siamo tanto convinti che il coinvolgimento dei cittadini oggi non possa prescindere dall'utilizzo della rete ma sempre integrato con forme di partecipazione più tradizionali, che anche nella coprogettazione della piattaforma ioPartecipo+ abbiamo lavorato come gruppo di lavoro su entrambe le dimensioni e in particolare nell'elaborazione del concept ci siamo avvalsi sia di esperti di processi offline ( diciamo pure con una quota parte di diffidenza sulle potenzialità del web ;-) che di esperti di interaction design ( diciamo pure con approccio culturale decisamente digitale ;-).

Pensiamo che per incrementare e rendere davvero inclusiva e non esclusiva ( in entrambi i sensi e le dimensioni) la partecipazione dei cittadini, il dialogo e il reciproco ascolto sulle modalità di realizzazione dei processi debba avvenire in primo luogo nelle stanze in cui li si progetta, a partire da chi gestisce i contenuti e le scelte e mettendo a valore i diversi saperi, con un approccio sempre multidisciplinare.

Esprimi ( e condividi) un desiderio: è partecipazione questa?

Esprimi ( e condividi) un desiderio: è partecipazione questa? #partecipazione #eparticipation #edemocracy

Il titolo e il ragionamento partono dal post di Gianluca Sgueo ( questo http://bit.ly/1f2136b ) che racconta il caso/paradosso della piattaforma di partecipazione statunitense  We the People.

In estrema sintesi la piattaforma non pone limiti agli argomenti di discussione ( o meglio di proposta, trattandosi di petizioni) e la legittimità della stessa, che comporta l'impegno del governo a rispondere ( salvo non dare garanzie sui tempi di risposta), si basa sul consenso popolare.

Il paradosso è che ovviamente possono e trovano consenso anche petizioni che non possono essere accolte perché contrarie a leggi e diritti dei singoli ( togliere la cittadinanza a un soggetto con petizione popolare?) o per l’oggettiva assurdità del loro contenuto (costruire un modello in scala reale dell’astronave di Star Trek).

Il problema è che non si danno limiti al possibile, cioè in pratica per enfatizzare al massimo l’emersione dal basso delle proposte, non si fornisce nessun quadro né “confine”, alle proposte stesse.

Da qui il senso del titolo di questo post: si possono considerare iniziative di questo genere ”partecipazione”?

Non nell’accezione che abbiamo abbracciato noi ( leggi Regione Emilia-Romagna).

Prima di mettere a discussione un tema, una decisione è necessario che l’amministrazione sia disponibile e nelle condizioni di poter poi utilizzare quanto emerge. Cioè quella policy, quella decisione deve essere nelle sue prerogative. Certo così i processi hanno sempre un aspetto che potremmo definire top down, l’amministrazione detta l’agenda, ma come insegna anche questo esempio l’impressione è, come dice Sgueo  che “L’assenza di un vincolo vero su chi governa è la prova che questo genere di iniziative rimangono fondamentalmente trovate mediatiche. Chi decide, continua a farlo con i metodi tradizionali, nel Palazzo, lontano dalla Piazza.”

Le nostre Piazze si presentano con un tema alla volta, ma chi decide di discutere con noi sa che dall’altra parte c’è un interesse ad ascoltare :-)

Un uccellino mi ha detto...

La Cnn si è fatta sviluppare un'applicazione per news 2.0 da Twitter, e se qualcosa di simile lo usassimo per la partecipazione?

La cosa interessante ovviamente è che non si tratta solo di pescare e rilanciare i cinguettii, questo nel nostro piccolo lo facciamo anche noi, ma di ricostruire una "conversazione" e costruire, a partire da tante fonti, una notizia: "...Alla principale funzione di alert - tramite mail, pop-up e messaggi sui dispositivi mobile - l'applicazione aggiunge anche un secondo livello assai interessante: l'analisi dei dati relativi alla notizia a partire dall'utente che ha lanciato il primo tweet in merito al dato fatto, fino alle modalità con cui la notizia si è poi diffusa sul social network dell'uccellino." ( http://bit.ly/Lstsfb).

In ioPartecipo+ abbiamo deciso si utilizzare i widget di Twitter per rilanciare dentro la piattaforma i post che riguardano l'argomento di discussione ( individuati da hashtag). E' un primo modo, semplice anche sul piano della fattibilità tecnica, per portare dentro un sito istituzionale la voce e le opinioni di chi le esprime altrove. E' quella che chiamammo nell'ormai lontano 2009 "edemocracy 2.0" ( qui gli atti del convegno http://bit.ly/1cyTbgj).

Oggi stiamo già sviluppando tools per l'opinion mining ( nell'ambito del progetto europeo ePolicy http://bit.ly/1n1fKvp), ma in questa applicazione vedo un passo ulteriore.

L'edemocracy 2.0 in qualche modo, con l'aiuto delle tecnologie, ma anche con una messa a sistema delle tante metodiche già sperimentate anche in processi offline, dovrebbe riuscire a raccogliere, organizzare e sistematizzare tutte le idee e le opinioni. Se la democrazia è un processo dialogico, un buon facilitatore deve far parlare e ascoltare tutti, anche quelli che fanno conversazioni "laterali", anche quelli che urlano, anche quelli che non parlano ( appunti per il prossimo tema da sviluppare, la comunicazione non verbale digitale :-)

Partecipazione: chi fa sul serio e chi "adempie"

La partecipazione vive una nuova stagione, se son rose fioriranno...

Capita sempre più spesso in questi giorni di leggere notizie che riguardano percorsi di consultazione riferiti ai Codici di comportamento dei dipendenti degli Enti Pubblici, piuttosto che dei Programmi o Piani Anticorruzione o per la Trasparenza Amministrativa.

Che succede? Si potrebbe domandare chi per lavoro o interesse non conosce da vicino le pubbliche amministrazioni. Forse che all'improvviso, anche come risposta al clima di sfiducia, agli scandali e quant'altro, il "pubblico" vive una stagione di grande partecipazione e soprattutto apre a cittadini e stakeholder la possibilità di incidere in decisioni su questioni tanto complesse e delicate?

I numeri sono davvero impressionanti, come raccontiamo in un articolo sul nostro portale ( http://partecipazione.regione.emilia-romagna.it/news/normali/2014/gennaio-2014/codice-comportamento-nella-pa-tutti-consultano ) ma cosa c'è veramente dietro?

In realtà questo proliferare di "processi consultivi" ( virgolettato perchè dietro a queste due paroline ci dovrebbe stare un ragionamento e una progettazione complessa che non sempre si ravvisa) non è altro che l'ennesimo adempimento che viene imposto exlege rispetto alla definizione di strumenti di gestione o di programmazione pubblici, alcuni nuovi, vedi il Piano Anticorruzione e la Trasparenza, alcuni ormai antichi, vedi i Codici di comportamento.

Allora ci si aspetterebbe che se questi "fenomeni" assurgono agli onori della cronaca ( e non parlo di cronaca per addetti ai lavori) lo si faccia spiegando, contestualizzando, magari ponendo l'accento su questa nuova opportunità di dire la propria, di poter insomma intervenire là dove normalmente il cittadino non può.

Qual è invece la notizia nella maggioranza dei casi? I media stanno presentando i Codici di comportamento come una novità assoluta, sottolineando che ora, cioè solo da ora, i dipendenti pubblici non potranno, per esempio, usare il computer per scopi personali, o addirittura ( e qui con stupore e rammarico diffuso) i propri smartphone per navigare in Internet od utilizzare i social media ( due esempi http://bit.ly/19HZ2QY  http://bit.ly/1dMyHgo ) piuttosto che ricevere regali o dir male della propria amministrazione. Cioè tutte cose già ampiamente previste.

E perché tutti si affannano a rendere pubblici questi Piani e a chiedere “eventuali proposte”? Perché  il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 62) stabilisce, che ciascuna Pubblica Amministrazione definisca, con procedura aperta alla partecipazione, un proprio Codice di comportamento, ad integrazione e specificazione di quello nazionale.

E che dire dell’Anticorruzione?

“Al fine di realizzare un’efficace strategia anticorruzione, prima dell’approvazione definitiva del Piano, le amministrazioni devono realizzare una consultazione via web, con il coinvolgimento di cittadini e organizzazioni portatrici di interessi collettivi che vogliano parteciparvi. L’esito delle consultazioni deve essere pubblicato sul sito internet dell’amministrazione e contenuto in apposita sezione del Piano con indicazione dei soggetti coinvolti, delle modalità di partecipazione e degli input generati da tale partecipazione. Le amministrazioni debbono tener conto dell’esito delle consultazioni in sede di elaborazione del Piano.” (http://bit.ly/1kQr55A)

Questi sono due esempi di casa nostra, ma ormai non c’è direttiva europea ( che poi agisce giù giù fino a casa nostra…) che ormai non preveda, ma meglio, prescriva un po’ di sana partecipazione.

Insomma questa sembra un po’ la panacea di tutti i mali, la medicina che potrà guarire le nostre ferite di pubbliche amministrazioni lontane dai cittadini, che nel comune sentire non agiscono più per l’interesse pubblico.

Il problema ora è, tornando al titolo e sottotitolo di questo post ( già troppo lungo…) se questa medicina viene somministrata dopo aver valutato attentamente i sintomi del malato, se prima della cura l’anamnesi è stata compiuta, se il farmaco è testato, se viene assunto e correttamente, e naturalmente se sarà efficace.

Se la partecipazione sarà solo un adempimento, corretto sul piano formale, ma perdendo l’occasione di cambiare sul piano sostanziale, come recita la seconda parte del proverbio, “ se son spine, pungeranno”.

Edemocray a norma di legge?

La Regione Toscana sta rinnovando la sua Legge sulla partecipazione

Partecipazione in rete – "La nuova legge prevede anche un più esteso uso delle nuove tecnologie e una ‘piattaforma informatica’ per rendere più facile il confronto. “Nel mondo dei social network era giusto tenere conto – dice l’assessore -, anche se la democrazia partecipativa, come sanno bene gli esperti, non si fa solo su internet o a colpi di click. Deve essere informata, si fonda sul confronto e sul dialogo, e si tratta di processi molto più complessi e che utilizzano più strumenti”. “La partecipazione inoltre – precisa ancora Bugli – viene prima e non si sostituisce alle istituzioni, che ascoltati i cittadini legittimamente assumono poi le loro decisioni Certo se le decisioni sono più condivise, è più facile poi evitare conflitti imbarazzanti”.

 

che ne pensate?

Prime impressioni su ioPartecipo+

Oltre al sondaggio in questo spazio ci piacerebbe raccogliere le vostre prime impressioni e commenti sul nuovo sito.

Dopo mesi di lavoro, incontri, confronti, scontri (!) eccoci on line con il nuovo ioPartecipo...+ perchè rispetto al vecchio progetto speriamo di poter offrire un servizio + ricco :-)

E' attivo un sondaggio per chi ha voglia di esprimere un parere rapido e generale, prossimamente apriremo dei forum di discussione su singole questioni che potrebbero essere proposte proprio in questo blog.

Quindi invito chi vuole esprimere un primo parere più strutturato e specifico rispetto al sondaggio ad usare questo spazio.

Allego l'immagine che ho usato nella presentazione dei focus group che rappresenta l'idea di base del perchè abbiamo scelto di seguire un percorso di co-progettazione.

L'utilizzo di strumenti finanziari provenienti da fondi europei
Sei a conoscenza di qualche investimento finanziato con fondi FEIS, con strumenti finanziari del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale - FESR o con il programma europeo COSME?
  • SI
    46.15% 6 (46.15%)
  • NO
    53.85% 7 (53.85%)
Voti : 13
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