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Processo partecipato del progetto LIFE RII

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Vegetazione e specie invasive lungo i rii: criticità e opportunità

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Vegetazione e specie invasive lungo i rii: criticità e opportunità

Lasciato da Mannino_G il 19 marzo 2014 alle 13:22

Lo scorso 7 marzo si è tenuto ad Albinea il workshop sulla gestione delle specie vegetali invasive lungo i corsi d’acqua. (per approfondire: http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/life-rii/temi/comunicazioned/d4ws )

 Il confronto tra i tecnici che vi hanno partecipato contribuendo con le loro proprie esperienze, svolto anche mediante il sopralluogo pomeridiano lungo i rii Lavezza ed Enzola, ha portato spunti utili al proseguo del Progetto LIFE RII.

 Vi invitiamo quindi a fornire qui ulteriori contributi alla discussione intrapresa.

Re: Vegetazione e specie invasive lungo i rii: criticità e opportunità

Lasciato da Paolo Varese il 16 giugno 2014 alle 16:17
A seguito dell'uscita effettuata in quella giornata vi invio alcuni elementi di riflessione: non partecipando al progetto nel dettaglio operativo non sono a conoscenza di eventuali sviluppi o approfondimenti ulteriori rispetto allo stato dell'arte comunicato e discusso in quella giornata, quindi mi scuso se dovessi sottolineare elementi che in seguito hanno ricevuto una ulteriore elaborazione o elementi di cui non sono a conoscenza. Mi é sembrato che mancasse un collegamento tra la parte naturalistica, di gestione dei lavori di riqualificazione e di contrasto alle specie invasive. In particolare il confronto su come affrontare il trattamento dei robinieti ha messo in luce visioni non comunicanti e una carenza di interazione tra le diverse discipline. Nella filosofia del progetto LIFE mi sembra che occorra passare da un lavoro multi-disciplinare (informazioni parallele che non comunicano tra di loro) ad uno trans-disciplinare in cui le diverse discipline comunicano in modo interrattivo e apportano alle discipline vicine elementi di "contaminazione" che permettono di superare opposizioni talora aprioristiche. In particolare vorrei sottolineare che, dato l'avanzato stadio d'invasione della robinia, non é pensabile una lotta a tutto campo contro questa specie (che rischia di non ottenere risultati apprezzabili), ma piuttosto risulta utile pensare ad un adeguamento della sua selvicoltura in funzione delle emergenze conservazionistiche presenti e delle emergenze idrauliche evidenziate. Tali trattamenti possono essere in antitesi se non viene evidenziata a livello locale una gerarchia evidente tra conservazione naturalistica e emergergenza idraulica. Infatti da letteratura risulta che la miglior lotta contro la robinia in ambito boschivo é il suo invecchiamento e seguente deperimento ed occorre verificare quanto questo sia possibile nei diversi contesti in esame. Individuare settori con diversa predominanza dell'una o dell'altra funzione predominante permetterebbe di impostare in modo più efficace il lavoro. Da un punto di vista della biodiversità, dal momento che non si può conservare tutto ed ovunque, é infatti bene evidenziare una gerarchia degli elementi da conservare in tutti i compartimenti biologici (botanico, entomologico, batracologico-erpetologico, ittico, ornitologico, ecc); la "posta in palio" a livello di biodiversità straordinaria deve emergere sull'approccio alla biodiversità ordinaria, per la quale sono comunque possibili trattamenti generici su tutti i siti di studio. Il carattere temporaneo dei deflussi dei rii visitati semplifica il discorso sugli habitat acquatici dal momento che non sembrerebbe presente la componente ittiologica o l'eventuale presenza del gambero di fiume, ma di questo non ho elementi certi al 100%. Nell'affrontare il proseguimento dei lavori vi inviterei dunque a - elaborare protocolli di rilevamento ed inventari efficaci sulla presenza/colonizzazione delle specie invasive alloctone; - elaborare un paio di strategie diversificate sia nell'ambito della conservazione della biodiversità che nell'ambito della lotta o del contrasto all'espansione delle specie invasive; - individuare con maggior precisione possibile gli elementi della biodiversità straordinaria presenti (specie protette e specie rare) identificandoli con una scala locale di priorità di conservazione (ad esempio: molto elevato, elevato, moderato, scarso, nullo); - mettere a conoscenza di tali informazioni le maestranze incaricate dei cantieri (ma temo che in alcuni casi per ciò sia oramai un pò tardi...); - elaborare una diagnosi evolutiva il più efficace e realistica possibile per ogni area di studio o zona di cantiere; - stabilire un protocollo di monitoraggio che accerti nel futuro l'efficacia dei lavori svolti. Resto a vostra disposizione per ulteriori contatti e sono disponibile a mettere a vs disposizione la mia esperienza in tali ambiti. Cordiali saluti. Paolo Varese
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Pubblicato il 16/07/2015 — ultima modifica 16/07/2015
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