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Colonna mobile regionale, ruolo e etica del volontariato

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Colonna mobile regionale, ruolo e etica del volontariato

Lasciato da Gamberini_La il 20 marzo 2017 alle 14:47

 

L’organizzazione del volontariato di protezione civile; le modalità di attivazione; telecomunicazioni e flusso informativo in emergenza; informatizzazione delle risorse umane e materiali (Starp); segreterie operative in rapporto con il Centro operativo regionale e le Funzioni attivate in emergenza

 

 

Re: Colonna mobile regionale, ruolo e etica del volontariato

Lasciato da pier giorgio Righi il 22 marzo 2017 alle 18:29

ALego documento su vari punti

Allegati

Re: Colonna mobile regionale, ruolo e etica del volontariato

Lasciato da pier giorgio Righi il 22 marzo 2017 alle 18:31

Allego documento su vari punti

Allegati

Re: Colonna mobile regionale, ruolo e etica del volontariato

Lasciato da pier giorgio Righi il 22 marzo 2017 alle 18:38

Chiedo scusa, ma non so se ho allegato correttamente il documento nei post precedenti, così lo inserisco direttamente...

 

NOTE PER STATI GENERALI VOLONTARIATO DI PROTEZIONE CIVILE 2017


Informatizzazione delle risorse umane e materiali (Starp)


Quanto lo STARP contiene delle reali condizioni e caratteristiche di competenze e dotazioni delle Associazioni?  

Se l’attivazione in caso di emergenza dovesse basarsi solo o prevalentemente su questo strumento, “saltando” il rapporto/confronto dialettico fra Coordinamento Provinciale e Presidenti di Associazione, si avrebbero certamente molte e frequenti disfunzioni, sia perché già in decenni di tentativi nel mondo aziendale non si è mai riusciti a classificare correttamente le competenze e le potenzialità delle risorse umane (figuriamoci nel Volontariato!), sia perché oltre al possesso di mezzi ed attrezzature conta  molto lo stato di efficienza momentaneo delle stesse.

Piuttosto, considerare le informazioni contenute in STARP come una base informativa, di supporto all’operatività delle segreterie dei Coordinamenti sarà la mossa vincente.

Volontari operativi


Se non si vuole rinunciare ad apporti spesso importanti, occorre considerare anche la possibilità di utilizzo dei volontari “di supporto” o ancora senza corso base, che possono essere molto utili anche nelle emergenze (è successo in misura anche consistente in tutte le emergenze, all’Aquila, in Emilia,….), ricordando che la normativa attuale, comunque, attribuisce all’Associazione - per i temi dell’adeguatezza delle conoscenze possedute, anche in materia di sicurezza del lavoro -  la responsabilità di valutare l’impiego dei propri Volontari.

Altra questione è la frequenza a momenti formativi specialistici, che rimane importante e utile, ma NON può essere discriminante: a titolo di esempio, sarebbe interessante chiedere a chiunque abbia lavorato nel settore, se si possa sentire sicuro nel lavorare a fianco di un operatore di macchine movimento terra o materiali che abbia come unica certificazione quella del corso per volontari addetti a quelle macchine...


Ruolo ed etica del volontariato

Abbiamo assistito all’emergere di nuove dimensioni dei bisogni delle popolazioni e degli interventi stessi di volontari a loro supporto, in particolare dal terremoto del 2012 in Emilia in poi, quando è emersa potente la richiesta di appoggio presso i luoghi di residenza e non nei campi sfollati, richiesta alla quale hanno dato risposta tante associazioni di volontariato non di P.C. e di singoli non organizzati, sia per la raccolta e distribuzione di beni di supporto, sia di aiuto diretto nel ripristino di condizioni minime di abitabilità.

Questo, insieme al contemporaneo spettacolo di decine di uomini del nostro volontariato, inviati con mezzi e attrezzature, fermi per giorni e poi reinviati a casa, dove assistevano la sera stessa, nei telegiornali, alle immagini di moltitudini di volontari “civili” impegnati ad assistere le famiglie ovunque sul territorio: questo pone problemi di revisione del ruolo del nostro volontariato e del modello di sua utilizzazione, sia da parte delle nostre Associazioni, sia da parte della pubblica Autorità.

Oggi prevale di fatto, incontestabilmente, il nostro ruolo di “dipendenti non retribuiti” del sistema pubblico di Protezione Civile”: è ancora ed in prospettiva totalmente corretto?

Se questa fosse la scelta (legittima, intendiamoci) anche per il futuro, allora la discussione sulle norme di comportamento etico si potrebbe più adeguatamente risolvere con l’emanazione di un “codice di comportamento”, che preveda magari anche delle sanzioni “disciplinari” irrogate dall’Autorità di P.C., sull’esempio di quelle sportive, con l’adozione di ammonizioni, espulsioni a tempo o definitive dagli interventi nelle emergenze (non nella vita delle Associazioni, che è già regolata diversamente).


Controlli sanitari e sicurezza

Il riferimento alle “Linee guida di indirizzo in materia di certificati medici per l'attività non agonistica” è sbagliato, perché riferito ad attività sportive dilettantistiche, con caratteristiche diverse da quelle di cui ci stiamo occupando.

Non è un caso che sia il “certificato di sana e robusta costituzione” e quello di “idoneità al lavoro” siano stati aboliti, mentre sono rimaste le certificazioni in ambito sportivo , dilettantistico e non.

Non è un caso, anche, che nel D.lgs.vo 81/2008 non sia mai menzionata alcuna certificazione di base, proprio perché in ambito lavorativo la valutazione dell’idoneità, degli esami da attivare etc. , è demandata ad una figura specialistica, il “medico competente”: infatti, le valutazioni tecnico/sanitarie devono tenere conto dello stato specifico del soggetto esaminato, ponendole in relazione con ambiente e mansioni, tenendo conto anche delle caratteristiche specifiche dei rischi per la salute ivi presenti. Chiedere ad un valido “medico competente” per avere conferma.

Individuare esami da effettuare “a prescindere” comporterà solo spreco di risorse sanitarie ed economiche.

Il tema di una certificazione di base pone anche problemi tecnico/sanitari, di efficacia rispetto all’obiettivo, giuridici e di rispetto della privacy, che infatti suggerirono di eliminare l’argomento dalla prima bozza del decreto interministeriale del 2011: ricordiamolo!

Stessi argomenti per le vaccinazioni: l’esempio da seguire è quello della normativa RER per l’AIB, quindi è l’individuazione dei rischi specifici legati ad ogni attività, che indicherà quali vaccinazioni siano da prevedere (anche se possiamo intuire – ma dovranno essere dei “medici competenti” a confermarlo!- che alcune siano da generalizzare, come quella antitetanica)

Anche in questo caso, “farle tutte” può comportare uno spreco di risorse sanitarie ed economiche.

SORVEGLIANZA SANITARIA

Anche in questo caso, le considerazioni da fare sono analoghe ai punti precedenti: bene l’analisi dei rischi per tipo di attività/mansioni, ma la tabella “teorica” deve poi essere correlata con le realtà specifiche individuali, quindi le visite mediche consigliate sono da eliminare, in quanto SOLO il Medico Competente può stabilire quali accertamenti fare, in relazione allo stato del soggetto ed alle caratteristiche specifiche di mansioni/individuo/ambiente specifico !

A titolo di esempio, siamo sicuri che un controllo periodico dei dati relativi al colesterolo non sia in (molti) casi assolutamente prioritario?

SOLO la valutazione caso per caso del Medico Competente può essere affidabile e probante.
A proposito… e la lista dei medici competenti prevista dai Decreti Interministeriali? Problema da risolvere ….

NOTA FINALE SULLA SICUREZZA

C’è un argomento sempre disatteso, che attiene alla materia come regolata dai vari Decreti interministeriali: il Testo unico e le responsabilità del committente

Nei Decreti ogni responsabilità è affidata (“scaricata”) sull’Associazione e sul suo legale rappresentante: questo è corretto per la parte del “datore di lavoro”, ma si vuole dimenticare che il nostro Volontariato NON SI MUOVE AUTONOMAMENTE, ma viene “attivato” e inviato in luoghi e momenti precisi, con obiettivi e compiti precisi, SCELTI E DETERMINATI dall’Autorità di Protezione Civile (compiti che poi saranno svolti nei dettagli autonomamente, certo)

E’ - dunque - palesemente sottovalutato (per convenienza?) il ruolo del  “committente” e il dovere di collaborazione fra l’organizzazione (Associazione di Volontariato) che interviene e il committente stesso (Autorità di Protezione Civile che affida le attività al Volontariato): è il committente che ha le informazioni sulle caratteristiche specifiche di scenario (esempio: le condizioni e le caratteristiche della zona, dopo l’intervento dei V.F., oppure dei tecnici che hanno predisposto il campo di accoglienza, etc.)  

Il committente deve fornire:
A)  Descrizione dello scenario di rischio specifico (NON quello generico di protezione civile, ma quello specifico e dello stato dei rischi per la salute dei volontari impiegati)  
B) Valutazione rischio interferenze e provvedimenti conseguenti.

Naturalmente, auspichiamo tutti che non avvengano mai infortuni rilevanti e che questa contraddizione non sia sollevata in sede di giudizio, perché allora l’esistenza reale di una committenza risulterebbe palese!

Piuttosto, sarebbe utile e probabilmente risolutivo fare riferimento alle modalità operative dei soccorritori professionali (V.F., 118), per impostare modelli di intervento con caratteristiche adeguate al Volontariato: la soluzione sta nella formazione per l’auto-analisi del rischio e sulle  modalità (organizzate e formalizzate) di lavoro di squadra: anche in questo caso, si veda – come esempio di buona prassi - la norma RER per gli interventi in ambito AIB, dove si identificano i ruoli e le loro relazioni durante gli interventi, proprio ai fini della sicurezza.



Re: Colonna mobile regionale, ruolo e etica del volontariato

Lasciato da Giancarlo Terzi il 23 marzo 2017 alle 12:54

Buongiorno, benvenuto sul forum !

La ringraziamo per il contributo, ogni intervento è importante per arricchire un percorso così complesso e articolato.

La invitiamo a continuare a seguire qui sulla piazza di iopartecipo+ le succesive fasi di svolgimento dei lavori.

 

Re: Colonna mobile regionale, ruolo e etica del volontariato

Lasciato da Anna Sozzi il 24 marzo 2017 alle 07:28

Buongiorno ho letto il documento di cui condivido alcuni punti. Rimango invece molto perplessa sulla parte relativa a Il ruolo del volontariato di protezione civile in caso di emergenza sanitaria; l’assistenza sociale e psicologica nel corso delle emergenze, e in particolare da pagina 53 del documento, trattandosi di materia che ho approfondito e di cui mi occupo a vari livelli da diversi anni.

A parte il quadro storico normativo, correttamente riportato, e la necessità, espressa anche dalla normativa vigente, di “affiancare alle strutture preposte per lo svolgimento di attività materia in materia Sanitaria, il Volontariato di protezione Civile”, rilevo diversi punti critici ed evidenti fraintendimenti della normativa stessa.

Nessuno mette in dubbio la necessità di potenziare, nelle calamità, i servizi sociali con risorse specializzate provenienti dal volontariato e ci potrebbe stare anche la presenza di uno “sportello sociale” tuttavia in questo modo sarebbe ampiamente disattesa l’assistenza psicosociale, che include l'assistenza sociale ma non la esaurisce, così come è prevista dalle direttive in vigore ( in particolare DPCM Criteri di massima per l’organizzazione dei servizi sanitari nelle catastrofi del 2001 e  DPCM Criteri di massima sugli interventi psicosociali da attuare nelle catastrofi del 2006).

Le normative prevedono infatti che sia immeditamente costituita un'Equipe specializzata multi professionale EPE che con tecniche accreditate si occupi di  valutare la presenza di reazioni emotive effettuando gli interventi appropriati a livello individuale, familiare, di gruppo e di comunità al fine di riattivare le risorse residue e far riacquistare alle vittime un ruolo attivo. E’ evidente che un intervento psicosociale va ben al di là della “attivazione di interventi di tipo psicologico allo scopo di ridurre lo stress post-traumatico e accompagnare le persone all’accettazione dell’accaduto” e anche di un approccio meramente assistenzialistico.

Mi auguro che le associazioni che si occupano specificamente di questo settore, che in ER sono 2 (SIPEM e PXP), siano chiamate a dare il loro contributo per realizzare interventi psicosociali avanzati, naturalmente in collaborazione con le altre componenti istituzionali e del volontariato e che si scelga finalmente di utilizzare in modo appropriato queste risorse che potrebbero essere il fiore all'occhiello della nostra protezione civile!

Re: Colonna mobile regionale, ruolo e etica del volontariato

Lasciato da Silvia Tinti il 24 marzo 2017 alle 12:11

pier giorgio Righi ha scritto:

......

Informatizzazione delle risorse umane e materiali (Starp)

Quanto lo STARP contiene delle reali condizioni e caratteristiche di competenze e dotazioni delle Associazioni?  
Se l’attivazione in caso di emergenza dovesse basarsi solo o prevalentemente su questo strumento, “saltando” il rapporto/confronto dialettico fra Coordinamento Provinciale e Presidenti di Associazione, si avrebbero certamente molte e frequenti disfunzioni, sia perché già in decenni di tentativi nel mondo aziendale non si è mai riusciti a classificare correttamente le competenze e le potenzialità delle risorse umane (figuriamoci nel Volontariato!), sia perché oltre al possesso di mezzi ed attrezzature conta  molto lo stato di efficienza momentaneo delle stesse.

Piuttosto, considerare le informazioni contenute in STARP come una base informativa, di supporto all’operatività delle segreterie dei Coordinamenti sarà la mossa vincente.

....

Buongiorno Pier Giorgio,

la sua osservazione è più che condivisibile. Certamente nessuna applicazione sw potrà automatizzare un processo così complesso e soggettivo come la formazione delle squadre di volontari che intervengono in emergenza. La visione del gruppo di lavoro che ha redatto questa bozza preliminare di documento sulla Colonna Mobile (che io, come funzionario regionale, coordinavo) è proprio quella di dotare il sistema di strumenti informatici a supporto del lavoro delle segreterie.

grazie

Re: Colonna mobile regionale, ruolo e etica del volontariato

Lasciato da Pier Giorgio Righi il 24 marzo 2017 alle 14:26

Buongiorno gentile ing Tinti,

credo che Lei abbia esperienza diretta di come anche un potente strumento informatico di gestione risorse fallisca miseramente se non alimentato ed utilizzato al meglio (il fenomeno che gli esperti chiamano "trash in - trash out").

L'utilizzazione di questo nuovo strumento nel mondo  del Volontariato potrà dare sicuramente risultati migliori, ma la condizione, secondo me, è che vi sia nel nostro mondo convinzione  e motivazione, ovvero una condivisione reale e direi una maturazione "culturale" al riguardo, che si può otenere, ma con un processo diverso.

Questo richiede tempo e impegno, soprattutto richiede che si parta dalle persone e non dagli strumenti: per questo, partire con obblighi  e regolamenti è, a mio avviso, sbagliato e propedeutico al fallimento, sempre parlando dle modo del Volontariato. A meno che gli obiettivi non siano (anche) altri, non espliciti - anche se legittimi-.

Poiché non mi pare questo il luogo ed il momento per approfondire il tema, mi limito a sollevare questa piccola "provocazione" e La ringrazio per l'attenzione.

Cordialmente

Re: Colonna mobile regionale, ruolo e etica del volontariato

Lasciato da Anna Maria Rinaldi il 24 marzo 2017 alle 20:22

Anna Sozzi ha scritto:

Buongiorno ho letto il documento di cui condivido alcuni punti. Rimango invece molto perplessa sulla parte relativa a Il ruolo del volontariato di protezione civile in caso di emergenza sanitaria; l’assistenza sociale e psicologica nel corso delle emergenze, e in particolare da pagina 53 del documento, trattandosi di materia che ho approfondito e di cui mi occupo a vari livelli da diversi anni.

A parte il quadro storico normativo, correttamente riportato, e la necessità, espressa anche dalla normativa vigente, di “affiancare alle strutture preposte per lo svolgimento di attività materia in materia Sanitaria, il Volontariato di protezione Civile”, rilevo diversi punti critici ed evidenti fraintendimenti della normativa stessa.

Nessuno mette in dubbio la necessità di potenziare, nelle calamità, i servizi sociali con risorse specializzate provenienti dal volontariato e ci potrebbe stare anche la presenza di uno “sportello sociale” tuttavia in questo modo sarebbe ampiamente disattesa l’assistenza psicosociale, che include l'assistenza sociale ma non la esaurisce, così come è prevista dalle direttive in vigore ( in particolare DPCM Criteri di massima per l’organizzazione dei servizi sanitari nelle catastrofi del 2001 e  DPCM Criteri di massima sugli interventi psicosociali da attuare nelle catastrofi del 2006).

Le normative prevedono infatti che sia immeditamente costituita un'Equipe specializzata multi professionale EPE che con tecniche accreditate si occupi di  valutare la presenza di reazioni emotive effettuando gli interventi appropriati a livello individuale, familiare, di gruppo e di comunità al fine di riattivare le risorse residue e far riacquistare alle vittime un ruolo attivo. E’ evidente che un intervento psicosociale va ben al di là della “attivazione di interventi di tipo psicologico allo scopo di ridurre lo stress post-traumatico e accompagnare le persone all’accettazione dell’accaduto” e anche di un approccio meramente assistenzialistico.

Mi auguro che le associazioni che si occupano specificamente di questo settore, che in ER sono 2 (SIPEM e PXP), siano chiamate a dare il loro contributo per realizzare interventi psicosociali avanzati, naturalmente in collaborazione con le altre componenti istituzionali e del volontariato e che si scelga finalmente di utilizzare in modo appropriato queste risorse che potrebbero essere il fiore all'occhiello della nostra protezione civile!

Re: Colonna mobile regionale, ruolo e etica del volontariato

Lasciato da Lidia Bergamaschi il 27 marzo 2017 alle 03:33

Buongiorno,

Mi chiamo  Lidia  Bergamaschi, psicoterapeuta, psicologa delle emergenze  e formatrice. Mi sembra di capire  che nel documento  prodotto, l'assistenza  da fornire  agli individui e popolazioni passerebbe da psicosociale a socio assistenziale. Francamente  spero sia un passaggio sul quale si possa tornare a rivedere  la questione .  Per esperienza  diretta, a partire dal terremoto in Molise, per passare all'esperienza  di molti interventi  all'Aquila, per arrivare a Carpi e Mirandola  a cui ho partecipato  come volontaria con associazioni  di Psicologia dell'Emergenza  regionali e Nazionali, per ricordarmi anche delle esperienze  estere con Medici Senza frontiere nel 2006/2007, posso testimoniare il contributo fondamentale  che le professionalità psicosociali  forniscono sia nel post evento, ma anche e soprattutto a livello di consultazione, pianificazione  e organizzazione della macchina  dell'Emergenza e nella prevenzione. Ben consapevole che le risorse socio assistenziali hanno una loro professionalità che è  una parte di ciò  che le vittime necessitano, mi permetto  di far notare che dal punto di vista professionale le risorse psicosociali hanno nel loro carnet professionale le competenze sullo stress traumatico e di psicologia di comunità  in emergenza che alle prime mancano, e che sono vitali per un recupero psicosociale di individui e comunita'. Auspico quindi anche io che si possano coinvolgere le associazioni  psicosociali  ben formate del territorio  (Sipem E.R. è PxP, con le quali peraltro ho potuto intervenire e/o collaborare) che ritengo i più formati ed esperti interlocutori. Un patrimonio di competenze  che spero proprio  venga utilizzato. Come peraltro la norma suggerisce.

Re: Colonna mobile regionale, ruolo e etica del volontariato

Lasciato da Antonio il 30 marzo 2017 alle 21:01

Antonio Conti – Vicepresidente A.R.I Forlì

La normativa e di conseguenza l’applicazione Starp andrebbe rivista dando la possibilità al singolo volontario di poter operare con le Associazioni in cui è iscritto e che vengono allertate in base agli eventi. Se il problema è lo sforamento delle ore rimborsabili, basta collegare il codice fiscale al numero massimo di ore disponibili per art. 9 a prescindere dal gruppo con cui parti. L’esclusività imposta dal nuovo sistema regionale su un'unica Associazione come operativo preclude la possibilità al volontario con molteplici professionalità di operare in tutti gli scenari potendo attivarsi con la squadra di quella determinata Associazione che in quel momento viene richiesta per l’intervento. Deve essere eliminata “l’esclusività” dando solo delle priorità (principale , secondaria) magari con un limite di 3-4 massimo.

Ritengo questa situazione altamente penalizzante per il mondo del volontariato regionale, si perdono manovalanze e professionalità non più aggiornabili.

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