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L'assistenza psicosociale nelle emergenze

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L'assistenza psicosociale nelle emergenze

Lasciato da Anna Sozzi il 17 aprile 2017 alle 10:15

Buongiorno ho letto il primo documento prodotto per gli Stati Generali del Volontariato di cui condivido alcuni punti. Le maggiori perplessità, condivise da altri volontari con i quali ho avuto modo di confrontarmi, riguardano la parte relativa a Il ruolo del volontariato di protezione civile in caso di emergenza sanitaria; l’assistenza sociale e psicologica nel corso delle emergenze, trattandosi di materia che ho approfondito e di cui mi occupo a vari livelli da diversi anni, in particolare da pagina 53 del documento.

A parte il quadro storico normativo, correttamente riportato, e la necessità, peraltro espressa anche dalla normativa vigente, di “affiancare il Volontariato di protezione Civile alle strutture preposte per lo svolgimento di attività in materia Sanitaria (Assessorati regionali alla Sanità, Aziende Sanitarie ed Ospedaliere, Sistema Emergenza Urgenza-118, Arpa, Istituti zooprofilattici, Servizi Sociali dei Comuni, ecc…), ”, rilevo diversi punti critici ed evidenti fraintendimenti della normativa stessa.

Nessuno infatti mette in dubbio la necessità di potenziare, nelle calamità, i servizi sociali con risorse specializzate provenienti dal volontariato e ci potrebbe stare anche la presenza di uno “sportello sociale”, se gestito con risorse specializzate e multiprofessionali, tuttavia dal momento che attualmente appare ampiamente disattesa l’assistenza psicosociale nel suo complesso, così come è prevista dalle direttive in vigore ( nello specifico 2001 DPCM Criteri di massima per l’organizzazione dei servizi sanitari nelle catastrofi del 2001 e  DPCM Criteri di massima sugli interventi psicosociali da attuare nelle catastrofi del 2006) e come erogata in ambito europeo e internazionale, riterrei più logico dedicare un congruo spazio alla sistemazione di questo importante aspetto piuttosto che ipotizzare la nascita di un nucleo chiamato "NISE", che non trova riferimenti in nessuna normativa.

Le normative vigenti prevedono infatti la costituzione di una Equipe specializzata multiprofessionale EPE che, con tecniche accreditate, si dovrebbe occupare di  valutare la presenza di reazioni emotive, effettuando gli interventi appropriati a livello individuale, familiare, di gruppo e di comunità al fine di riattivare le risorse residue e far riacquistare alle vittime un ruolo attivo, interventi che sono stati messi a punto nell’ambito disciplinare appunto della  psicologia dell’emergenza. E’ evidente che un intervento di questo tipo va ben al di là della “attivazione di interventi di tipo psicologico allo scopo di ridurre lo stress post-traumatico e accompagnare le persone all’accettazione dell’accaduto” e anche di un approccio meramente assistenzialistico quale sembra prefigurare la proposta in oggetto.

Mi auguro che non si perda l'occasione di allinearci alle prassi e ai servizi erogati da quasi tutti gli altri Paesi europei, che già riconoscono la centralità dell'intervento sulle persone dalle quali deve e può partire la spinta principale verso la ricostruzione. In Emilia Romagna esistono risorse specializzate inserite nel volontariato che intervengono da anni nelle emergenze e che ora chiedono un riconoscimento da parte della politica e delle Istituzioni.

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ultima modifica 17/04/2017
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