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Sicurezza del volontariato, controllo e sorveglianza sanitaria

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Sicurezza del volontariato, controllo e sorveglianza sanitaria

Lasciato da Gamberini_La il lunedì 13:46

 

L’applicazione dei decreti legislativi in attuazione della L. 81 e i controlli sanitari; l'assicurazione di uomini e mezzi di protezione civile (verso l'assicurazione unica regionale); il ruolo del volontariato di protezione civile in caso di emergenza sanitaria; l'assistenza sociale e psicologica nel corso delle emergenze

 

 

Re: Sicurezza del volontariato, controllo e sorveglianza sanitaria

Lasciato da pier giorgio Righi il venerdì 12:00
Controlli sanitari e sicurezza Il riferimento alle “Linee guida di indirizzo in materia di certificati medici per l'attività non agonistica” è sbagliato, perché riferito ad attività sportive dilettantistiche, con caratteristiche diverse da quelle di cui ci stiamo occupando. Non è un caso che sia il “certificato di sana e robusta costituzione” e quello di “idoneità al lavoro” siano stati aboliti, mentre sono rimaste le certificazioni in ambito sportivo , dilettantistico e non. Non è un caso, anche, che nel D.lgs.vo 81/2008 non sia mai menzionata alcuna certificazione di base, proprio perché in ambito lavorativo la valutazione dell’idoneità, degli esami da attivare etc. , è demandata ad una figura specialistica, il “medico competente”: infatti, le valutazioni tecnico/sanitarie devono tenere conto dello stato specifico del soggetto esaminato, ponendole in relazione con ambiente e mansioni, tenendo conto anche delle caratteristiche specifiche dei rischi per la salute ivi presenti. Chiedere ad un valido “medico competente” per avere conferma. Individuare esami da effettuare “a prescindere” comporterà solo spreco di risorse sanitarie ed economiche. Il tema di una certificazione di base pone anche problemi tecnico/sanitari, di efficacia rispetto all’obiettivo, giuridici e di rispetto della privacy, che infatti suggerirono di eliminare l’argomento dalla prima bozza del decreto interministeriale del 2011: ricordiamolo! Stessi argomenti per le vaccinazioni: l’esempio da seguire è quello della normativa RER per l’AIB, quindi è l’individuazione dei rischi specifici legati ad ogni attività, che indicherà quali vaccinazioni siano da prevedere (anche se possiamo intuire – ma dovranno essere dei “medici competenti” a confermarlo!- che alcune siano da generalizzare, come quella antitetanica) Anche in questo caso, “farle tutte” può comportare uno spreco di risorse sanitarie ed economiche. SORVEGLIANZA SANITARIA Anche in questo caso, le considerazioni da fare sono analoghe ai punti precedenti: bene l’analisi dei rischi per tipo di attività/mansioni, ma la tabella “teorica” deve poi essere correlata con le realtà specifiche individuali, quindi le visite mediche consigliate sono da eliminare, in quanto SOLO il Medico Competente può stabilire quali accertamenti fare, in relazione allo stato del soggetto ed alle caratteristiche specifiche di mansioni/individuo/ambiente specifico ! A titolo di esempio, siamo sicuri che un controllo periodico dei dati relativi al colesterolo non sia in (molti) casi assolutamente prioritario? SOLO la valutazione caso per caso del Medico Competente può essere affidabile e probante. A proposito… e la lista dei medici competenti prevista dai Decreti Interministeriali? Problema da risolvere …. NOTA FINALE SULLA SICUREZZA C’è un argomento sempre disatteso, che attiene alla materia come regolata dai vari Decreti interministeriali: il Testo unico e le responsabilità del committente Nei Decreti ogni responsabilità è affidata (“scaricata”) sull’Associazione e sul suo legale rappresentante: questo è corretto per la parte del “datore di lavoro”, ma si vuole dimenticare che il nostro Volontariato NON SI MUOVE AUTONOMAMENTE, ma viene “attivato” e inviato in luoghi e momenti precisi, con obiettivi e compiti precisi, SCELTI E DETERMINATI dall’Autorità di Protezione Civile (compiti che poi saranno svolti nei dettagli autonomamente, certo) E’ - dunque - palesemente sottovalutato (per convenienza?) il ruolo del “committente” e il dovere di collaborazione fra l’organizzazione (Associazione di Volontariato) che interviene e il committente stesso (Autorità di Protezione Civile che affida le attività al Volontariato): è il committente che ha le informazioni sulle caratteristiche specifiche di scenario (esempio: le condizioni e le caratteristiche della zona, dopo l’intervento dei V.F., oppure dei tecnici che hanno predisposto il campo di accoglienza, etc.) Il committente deve fornire: A) Descrizione dello scenario di rischio specifico (NON quello generico di protezione civile, ma quello specifico e dello stato dei rischi per la salute dei volontari impiegati) B) Valutazione rischio interferenze e provvedimenti conseguenti. Naturalmente, auspichiamo tutti che non avvengano mai infortuni rilevanti e che questa contraddizione non sia sollevata in sede di giudizio, perché allora l’esistenza reale di una committenza risulterebbe palese! Piuttosto, sarebbe utile e probabilmente risolutivo fare riferimento alle modalità operative dei soccorritori professionali (V.F., 118), per impostare modelli di intervento con caratteristiche adeguate al Volontariato: la soluzione sta nella formazione per l’auto-analisi del rischio e sulle modalità (organizzate e formalizzate) di lavoro di squadra: anche in questo caso, si veda – come esempio di buona prassi - la norma RER per gli interventi in ambito AIB, dove si identificano i ruoli e le loro relazioni durante gli interventi, proprio ai fini della sicurezza.
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ultima modifica 24/03/2017
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