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Sicurezza del volontariato, controllo e sorveglianza sanitaria

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Sicurezza del volontariato, controllo e sorveglianza sanitaria

Lasciato da Gamberini_La il 20 marzo 2017 alle 14:46

 

L’applicazione dei decreti legislativi in attuazione della L. 81 e i controlli sanitari; l'assicurazione di uomini e mezzi di protezione civile (verso l'assicurazione unica regionale); il ruolo del volontariato di protezione civile in caso di emergenza sanitaria; l'assistenza sociale e psicologica nel corso delle emergenze

 

 

Re: Sicurezza del volontariato, controllo e sorveglianza sanitaria

Lasciato da pier giorgio Righi il 24 marzo 2017 alle 13:00
Controlli sanitari e sicurezza Il riferimento alle “Linee guida di indirizzo in materia di certificati medici per l'attività non agonistica” è sbagliato, perché riferito ad attività sportive dilettantistiche, con caratteristiche diverse da quelle di cui ci stiamo occupando. Non è un caso che sia il “certificato di sana e robusta costituzione” e quello di “idoneità al lavoro” siano stati aboliti, mentre sono rimaste le certificazioni in ambito sportivo , dilettantistico e non. Non è un caso, anche, che nel D.lgs.vo 81/2008 non sia mai menzionata alcuna certificazione di base, proprio perché in ambito lavorativo la valutazione dell’idoneità, degli esami da attivare etc. , è demandata ad una figura specialistica, il “medico competente”: infatti, le valutazioni tecnico/sanitarie devono tenere conto dello stato specifico del soggetto esaminato, ponendole in relazione con ambiente e mansioni, tenendo conto anche delle caratteristiche specifiche dei rischi per la salute ivi presenti. Chiedere ad un valido “medico competente” per avere conferma. Individuare esami da effettuare “a prescindere” comporterà solo spreco di risorse sanitarie ed economiche. Il tema di una certificazione di base pone anche problemi tecnico/sanitari, di efficacia rispetto all’obiettivo, giuridici e di rispetto della privacy, che infatti suggerirono di eliminare l’argomento dalla prima bozza del decreto interministeriale del 2011: ricordiamolo! Stessi argomenti per le vaccinazioni: l’esempio da seguire è quello della normativa RER per l’AIB, quindi è l’individuazione dei rischi specifici legati ad ogni attività, che indicherà quali vaccinazioni siano da prevedere (anche se possiamo intuire – ma dovranno essere dei “medici competenti” a confermarlo!- che alcune siano da generalizzare, come quella antitetanica) Anche in questo caso, “farle tutte” può comportare uno spreco di risorse sanitarie ed economiche. SORVEGLIANZA SANITARIA Anche in questo caso, le considerazioni da fare sono analoghe ai punti precedenti: bene l’analisi dei rischi per tipo di attività/mansioni, ma la tabella “teorica” deve poi essere correlata con le realtà specifiche individuali, quindi le visite mediche consigliate sono da eliminare, in quanto SOLO il Medico Competente può stabilire quali accertamenti fare, in relazione allo stato del soggetto ed alle caratteristiche specifiche di mansioni/individuo/ambiente specifico ! A titolo di esempio, siamo sicuri che un controllo periodico dei dati relativi al colesterolo non sia in (molti) casi assolutamente prioritario? SOLO la valutazione caso per caso del Medico Competente può essere affidabile e probante. A proposito… e la lista dei medici competenti prevista dai Decreti Interministeriali? Problema da risolvere …. NOTA FINALE SULLA SICUREZZA C’è un argomento sempre disatteso, che attiene alla materia come regolata dai vari Decreti interministeriali: il Testo unico e le responsabilità del committente Nei Decreti ogni responsabilità è affidata (“scaricata”) sull’Associazione e sul suo legale rappresentante: questo è corretto per la parte del “datore di lavoro”, ma si vuole dimenticare che il nostro Volontariato NON SI MUOVE AUTONOMAMENTE, ma viene “attivato” e inviato in luoghi e momenti precisi, con obiettivi e compiti precisi, SCELTI E DETERMINATI dall’Autorità di Protezione Civile (compiti che poi saranno svolti nei dettagli autonomamente, certo) E’ - dunque - palesemente sottovalutato (per convenienza?) il ruolo del “committente” e il dovere di collaborazione fra l’organizzazione (Associazione di Volontariato) che interviene e il committente stesso (Autorità di Protezione Civile che affida le attività al Volontariato): è il committente che ha le informazioni sulle caratteristiche specifiche di scenario (esempio: le condizioni e le caratteristiche della zona, dopo l’intervento dei V.F., oppure dei tecnici che hanno predisposto il campo di accoglienza, etc.) Il committente deve fornire: A) Descrizione dello scenario di rischio specifico (NON quello generico di protezione civile, ma quello specifico e dello stato dei rischi per la salute dei volontari impiegati) B) Valutazione rischio interferenze e provvedimenti conseguenti. Naturalmente, auspichiamo tutti che non avvengano mai infortuni rilevanti e che questa contraddizione non sia sollevata in sede di giudizio, perché allora l’esistenza reale di una committenza risulterebbe palese! Piuttosto, sarebbe utile e probabilmente risolutivo fare riferimento alle modalità operative dei soccorritori professionali (V.F., 118), per impostare modelli di intervento con caratteristiche adeguate al Volontariato: la soluzione sta nella formazione per l’auto-analisi del rischio e sulle modalità (organizzate e formalizzate) di lavoro di squadra: anche in questo caso, si veda – come esempio di buona prassi - la norma RER per gli interventi in ambito AIB, dove si identificano i ruoli e le loro relazioni durante gli interventi, proprio ai fini della sicurezza.

Re: Sicurezza del volontariato, controllo e sorveglianza sanitaria

Lasciato da Enrica Pedrelli il 1 aprile 2017 alle 19:13

Gamberini_La ha scritto:

 

L’applicazione dei decreti legislativi in attuazione della L. 81 e i controlli sanitari; l'assicurazione di uomini e mezzi di protezione civile (verso l'assicurazione unica regionale); il ruolo del volontariato di protezione civile in caso di emergenza sanitaria; l'assistenza sociale e psicologica nel corso delle emergenze

 

 

Re: Sicurezza del volontariato, controllo e sorveglianza sanitaria

Lasciato da Enrica Pedrelli il 1 aprile 2017 alle 19:34

Salve leggendo il documento su "Ruolo del Volontariato di Protezione Civile  in caso di emergenza sanitaria; l'assistenza sociale e psicologica nel corso delle emergenze" rimango parecchio delusa nel notare che, dopo le premesse del tutto condivisibili, da pagina 32 si sviluppa una ipotesi di "Assistenza Socio Assistenziale nel corso delle Emergenze" nella quale viene dato ampio spazio all'intervento Assistenziale, ma in cui si parla ben poco della componente psicologica in emergenza.

Nel secondo capoverso si legge "....Non ci si riferisce solamente all'attivazione di interventi di tipo psicologico allo scopo di ridurre lo stress post-traumatico e accompagnare le persone all'accettazione dell'accaduto, ma si fa riferimento soprattutto a quelle attivita' di cura e accoglienza della popolazione che vanno sotto il nome di attivita' socio-assistenziali". Mi chiedo su che basi e' stata fatta questa scelta. Il documento,  pur avendo come obiettivo anche l'assistenza psicologica,  sviluppa una trattazione che riguarda l'assistenza sociale o Socio-Assistenziale, come viene definita. Perche' ?

La letteratura e la pratica in materia di Psicologia dell'Emergenza e' ormai molto ampia ed e' diffusa in Italia attraverso le Associazioni di Volontariato di Psicologi dell'Emergenza oltre che dai vari Ordini Regionali. Siamo pero' ancora lontani dagli standard internazionali e l'integrazione con il sistema di Protezione Civile in Regione Emilia Romagna e' solo ai primi passi. Mi auguro che anche questi Stati Generali siano occasione di procedere nella direzione di integrazione della componente psicologica e che il documento venga ampiamente rivisto.

Re: Sicurezza del volontariato, controllo e sorveglianza sanitaria

Lasciato da Claudia Filipetta il 10 aprile 2017 alle 22:39

Gentilissimi,

vorrei portare una riflessione sul ruolo dello Psicologo dell'Emergenza.

Il testo fa riferimento all'esigenza di attivare interventi psicologici sulla popolazione colpita che non vertano solo sulla "riduzione dello stress post-traumatico" o sull'accompagnamento delle persone "all'accettazione dell'accaduto"; lo stesso sottolinea la necessità di sviluppare attività di cura e accoglienza dei beneficiari.

In situazioni d'emergenza, non solo è piuttosto raro che gli psicologi siano chiamati ad intervenire a livello individuale, come prevede l'assetto clinico, ma può persino risultare controproducente in termini di incoraggiamento all'utilizzo di strategie di mutuo-aiuto e di coping, fondamentali una volta che i soccorritori si saranno allontanati.

Dal 2007, anno di pubblicazione delle "Linee Guida sulla salute mentale e il supporto psicosociale nei contesti d'emergenza" redatti dall'Inter Agency Standing Commitee – IASC, l'Ass. Psicologi per i Popoli ER opera seguendone i principi che ne fondano la base teorica e operativa.

Grazie all'annoso lavoro della task force incaricata della loro stesura e all'ormai decennale operato degli psicologi dell'emergenza che si sono susseguiti con professionalità sul campo, sappiamo come l'intervento psicosociale sia da considerarsi l'intervento elettivo per favorire l'empowerment dei gruppi e delle comunità e la loro ripresa in termini di benessere in tempi brevi.

Mantenendo la strutturazione interna alle unità mobili, che vede la collaborazione di nuclei di psicologi dell'emergenza e nuclei di supporto psicosociale, ne incrementerei la sinergia con le unità di crisi territoriali interne alle ASL.

Occorre prevedere anche interventi a favore dei soccorritori con formazioni dedicate sui fattori di rischio e di protezione di chi opera in emergenza e con momenti di debriefing al loro rientro dalle missioni.

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ultima modifica 10/04/2017
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