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La rigenerazione dei paesaggi di San Piero in Bagno

Focus sulla storia di cantiere della mulattiera di Corzano, perla romagnola di un più ampio patrimonio naturalistico e culturale unico al mondo
La rigenerazione dei paesaggi di San Piero in Bagno

Una panoramica della mulattiera. Foto tratta dal sito dell'Associazione di Promozione Sociale Il faro di Corzano

Da quasi dieci anni, l’associazione Il Faro di Corzano di San Piero in Bagno svolge attività di volontariato per valorizzare e tutelare in modo partecipato il patrimonio culturale e paesaggistico del proprio territorio.

Nel 2008, a San Piero in Bagno, provincia di Forlì-Cesena, posto nel fondovalle lungo il fiume Savio ai piedi del colle Corzano, si avviò formalmente un processo partecipato per il recupero della mulattiera selciata che dal borgo sale sul colle. Un processo completo, dall’ideazione alla realizzazione delle opere, nonché alla loro gestione e manutenzione.

Il cantiere della mulattiera di Corzano è una storia non banale, da riguardare con interesse, soprattutto se pensiamo che più della metà del territorio emiliano-romagnolo è formato da paesi e da montagne: un patrimonio naturalistico e culturale unico al mondo. Dove d’inverno può arrivare neve e dove la terra può tremare.

La ferrea volontà dei sanpieresi, come emerge dai resoconti del processo partecipato pubblicati dall’associazione sul web, prende le sue mosse sia dalla bellezza del colle, sia dai valori affettivi e simbolici legati ad un sentiero che da tempi memorabili conduce gli abitanti di San Piero in Bagno in cima alla collina.

Nulla è stato lasciato al caso: studi, turni anche duri di lavoro gratuiti, gradualità degli interventi, reperimento delle risorse e dei materiali, coinvolgimento di tutti gli attori locali e dell’amministrazione comunale. Per due anni, tutta la comunità locale ha sostenuto l’opera, economicamente e moralmente, portando acqua o caffè, oppure contribuendo con la donazione di materiali, denari e attrezzature necessarie.

Nel tempo, molti cittadini di San Piero in Bagno, e non solo, hanno maturato la consapevolezza che i beni materiali e immateriali del paesaggio in cui abitano, segni a volte considerati frettolosamente ‘minimi’, come ad esempio un sentiero, un albero, un animale, sono importanti, appartengono a tutti e hanno necessità d’attenzione per il dettaglio.

Il ‘cantiere partecipato’ ha cambiato molte cose, è uno strumento fondamentale per muovere le risorse, per conoscere, per guardare e progettare in modo interculturale il paesaggio.

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Pubblicato il 01/09/2017 — ultima modifica 30/08/2017
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