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Rigenerazione partecipata con i beni confiscati alle mafie

Labsus pubblica sul proprio sito un’approfondita riflessione sulle modalità di utilizzo dei numerosi beni confiscati alla mafia
Rigenerazione partecipata con i beni confiscati alle mafie

Logo Labsus tratto dal sito ononimo

Vent'anni fa entrava in vigore la legge 109/96 per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Dalle prime esperienze di riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità alle più recenti pratiche partecipative, che sono dei veri e propri progetti di comunità, emerge chiaramente l’opportunità di considerare i beni confiscati come beni comuni.

Numerosi studi hanno da tempo messo in evidenza che le organizzazioni mafiose reinvestono i capitali ottenuti illecitamente soprattutto nel settore economico del lavoro e del welfare: la proprietà di terre, ville, negozi, ed altro, è inoltre funzionale al controllo sociale, economico e culturale delle comunità e dello spazio urbano di riferimento. I beni servono alle mafie per dominare, dispensando lavoro e servizi. I progetti di ultima rigenerazione umana e urbana, per ribaltare la prospettiva sociale, fanno leva sul coinvolgimento di tutti i cittadini.

L’esperienza ventennale dimostra - scrive Umberto Di Maggio -  “che non è però sufficiente trasferire la proprietà e fermarsi all’atto burocratico di consegna a titolo gratuito del bene ad una cooperativa o ad un’associazione sperando che quel gesto, da solo, germini positività. È importante stimolare, attraverso i beni confiscati, la fattiva e quotidiana partecipazione civica di tutta la collettività e mettere a valore la collaborazione dei cittadini nella gestione cooperativa dei beni stessi.”

La partecipazione di tutti i cittadini è un aspetto sostanziale dei processi di riconversione dei beni confiscati alle mafie, affinché, nella prospettiva di beni comuni, essi divengano concretamente “cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona (Commissione Rodotà) …. È importante stimolare, attraverso i beni confiscati, la fattiva e quotidiana partecipazione civica di tutta la collettività e valorizzare la collaborazione dei cittadini nella gestione cooperativa dei beni stessi.”

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Pubblicato il 11/09/2017 — ultima modifica 06/09/2017
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