I molteplici linguaggi della rigenerazione urbana partecipata

Dalla tavolata multiculturale a Bologna alla costruzione dell’antica Mulattiera di Corzano
I molteplici linguaggi della rigenerazione urbana partecipata

Bologna, murales alla Cirenaica

La nuova legge regionale n. 24 del 21 dicembre 2017 "Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio", pone numerosi interrogativi sulle teorie e le pratiche relative ai processi di riuso e rigenerazione urbana nella prospettiva della partecipazione.

La relazione tra cultura urbanistica e cultura partecipativa è un aspetto qualificante della disciplina urbanistica.

Il 12 dicembre scorso, nell’ambito del seminario "Il progetto di partecipazione nella prospettiva della rigenerazione urbanistica" , organizzato dal Servizio regionali Pianificazione territoriale e urbanistica, dei trasporti e del paesaggio e dal Servizio Qualità urbana e politiche abitative, sono stati invitati alcuni esperti che, attraverso il racconto delle loro esperienze partecipative più che decennali, hanno offerto un loro contribuito al dibattito in corso, accettando di interpretare alcune domande chiave. Chi sono i protagonisti dei processi di co-progettazione nell’ambito della rigenerazione urbana?  Quali sono le modalità e i linguaggi per poter creare le condizioni di processi partecipativi inclusivi? Pensiamo, ad esempio, anche ai nuovi cittadini. Come si dovrebbe organizzare l’Amministrazione comunale per intraprendere percorsi di co-progettazione per la rigenerazione urbana degli immobili a proprietà diffusa?

In questa direzione i contributi che AMISS Mediatrici Culturali e Il Faro di Corzano hanno portato, tra altri relatori di cui daremo presto conto in altri numeri della rubrica, riguardano i fondamentali aspetti comunicativi, utili per l’innesco di processi partecipativi finalizzati soprattutto alla cura e manutenzione della città pubblica. La costruzione di reti sociali durature è parte sostanziale dei processi di rigenerazione urbana. Per avviare processi partecipativi, l’esperienza delle due associazioni, mette in chiaro che, tra i molteplici linguaggi messi in campo, la pratica di codici comunicativi legati al fare è fondamentale per generare reti sociali solide che, a loro volta, potranno intraprendere e sostenere progetti di trasformazione di parti di città.  Un genere di linguaggio che è non soltanto intellettuale ma anche artistico e pratico.

AMISS Mediatrici Interculturali e Piazza Grande, con una rete di non-profit attivi a Bologna e dintorni, hanno realizzano in quartieri storici e periferici bolognesi, tavolate lunghissime in strade e piazze, dove sono stati serviti piatti a volte anche di 25 cucine del mondo: una vera e propria festa dedicata allo scambio culturale attraverso il cibo.

Al centro della Tavola, simbolo della condivisione e dell’ascolto, c’è stata l’idea di mettere insieme le persone attraverso il cibo e i suoi mille modi di cucinarlo: via Bentivoglio, nello storico quartiere della Cirenaica, o piazza dei colori, sono state preparate ad accogliere il nuovo. E la preparazione della festa lascia poi al quartiere un miglioramento anche fisico degli spazi, che consiste o in piccole manutenzioni degli arredi (ridipingere le panchine, ad esempio) o in realizzazioni di piccole opere. Anche l’esperienza intrapresa dall’associazione Il Faro di Corzano, già nota a chi si occupa di processi partecipativi, è incentrata sull’originalità del fare, sul coinvolgimento della gente anche a livello di cantiere. In questo caso, la realizzazione dell’antica mulattiera è stata un’opera davvero sentita da tutta la popolazione che ha partecipato sia a livello culturale, sociale, tecnico ed economico. In entrambi i casi le esperienze partecipative hanno trovato l’ascolto dell’amministrazione comunale che ha saputo valorizzare le energie e le proposte dal basso, per una miglior comprensione dei processi di trasformazione territoriali e urbani in corso.

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Pubblicato il 09/01/2018 — ultima modifica 10/01/2018
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