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La tutela della biodiversità è partecipata

Alcuni esempi di protezione delle Riserve naturali in Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna
La tutela della biodiversità è partecipata

Laguna di Grado

In questi anni molto si sta facendo – tanto sul piano Nazionale e Regionale, quanto su quello europeo – nella prospettiva di una sempre maggiore salvaguardia e valorizzazione delle risorse paesistiche, biologiche, idrografiche e, in senso esteso, naturali.

A questo proposito, l’UE si è dotata di uno strumento normativo, finalizzato alla protezione e al mantenimento della biodiversità, denominato “Natura 2000”. Si tratta di una Rete (istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE "Habitat") creata – come il nome stesso dice – al fine di garantire la conservazione degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario. Essa copre tutti i 27 Stati dell’Unione. La Rete “Natura 2000” è costituita da una serie di Siti di Importanza Comunitaria (SIC), i quali comprendono, non soltanto Riserve o Aree Protette, ma anche zone, non necessariamente pubbliche, in cui la secolare presenza dell’uomo e delle sue attività più antiche e tradizionali (il pascolo, la pesca, l’agricoltura…) consente e rende equilibrata la compresenza di attività umane e natura. La Direttiva sopradetta, infatti (si legge all’Art. 2), pur nel costante rispetto delle condizioni ambientali, tiene conto “delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali”.

Se ci soffermiamo a parlare del Friuli Venezia Giulia, non è unicamente perché questa Regione Autonoma conta ben 66 siti ammessi a far parte della Rete “Natura 2000”, bensì in quanto, il Friuli, per redigere i Piani di Gestione delle aree soggette a tutela ha fatto ricorso, sin dal principio, alle prassi della Democrazia Partecipativa: una scelta  strategica assai significativa (peraltro, già adottata, per le più diverse politiche pubbliche, non soltanto ambientali, da molti Enti, sia locali, sia sovranazionali, come, ad esempio, la già citata UE e l’UNESCO).

Attualmente sono quattro i percorsi partecipativi avviati in Friuli Venezia Giulia (ciascuno di essi riguarda una diversa Zona riconosciuta dalla UE come patrimonio naturalistico da sorvegliare e custodire). In questa sede, ne prenderemo in esame uno soltanto: il Processo partecipativo per l’adozione del Piano di Gestione del Sito “Natura 2000” – Laguna di Marano e Grado.

Tale processo partecipativo (iniziato nell’estate del 2008, poi interrotto diverse volte e ripreso il 5 dicembre 2017) è particolarmente importante perché, dopo una serie  di incontri (in cui sono stati convolti amministratori del Sito, stakeholder presenti nell’area, nonché rappresentanti del settore pesca, operatori economici, cittadini e associazioni), ha portato, già nel 2009, alla stesura di un Piano di Gestione “che è il risultato di un processo piuttosto lungo”, il quale  “ha avuto come origine la sperimentazione, la messa a punto e l’applicazione di una metodologia che si proponeva come modello per lo sviluppo dei Piani di Gestione delle aree tutelate e che intendeva attivare un percorso di condivisione e continuo affinamento metodologico, per una gestione il più possibile armonica, integrata ed efficace del sistema di aree naturali tutelate”. [Relazione di Piano, p. 5]

Il Documento, insomma, nasce – lo si afferma chiaramente – per essere uno strumento operativo articolato e flessibile contenente gli assi strategici fondamentali sulla base dei quali costruire, in un futuro prossimo, anche i Piani di Gestione per gli altri Siti naturalistici del Friuli Venezia Giulia accolti nella Rete “Natura 2000”: così che ogni singolo provvedimento, pur nella sua specificità, si collochi in un quadro teorico di riferimento comune. In questo modo, uniformando le finalità e le misure di conservazione e riqualificazione degli habitat e delle specie, sarà più facile ottenere un’azione forte e coerente, sia per quanto riguarda la Rete “Natura 2000” in senso generale e complessivo, sia per quel che concerne il sistema delle aree regionali tutelate. [ibidem, p. 283]

Molteplici sono gli obiettivi specifici previsti dal Piano di Gestione del Sito della Laguna di Marano e Grado: ma possono essere riassunti e compresi in un unico obiettivo generale, conforme a quanto previsto dalla Direttiva “Habitat”: gestire l’ecosistema lagunare rispettando le dinamiche evolutive naturali e gli usi antropici tradizionali.

Il Piano ha poi avuto un lungo iter di perfezionamento, durato dal 2011 al 2017, che lo ha arricchito, tra l’altro, di uno “Studio di assetto morfologico ambientale della Laguna di Marano e Grado”, di uno “Studio sul turismo sostenibile” e di una Relazione sui mestieri della caccia e della pesca in Laguna.

E arriviamo al 5 dicembre 2017, quando, a Udine, è stato convocato un incontro, finalizzato alla ripresa del processo di partecipazione, nel corso del quale sono state illustrate alla cittadinanza e ai portatori di interesse le revisioni di cui il Piano è stato oggetto e, inoltre, si è dato conto agli astanti dei contenuti e delle misure di conservazione del Sito “Natura 2000” – Laguna Marano e Grado. I soggetti intervenuti sono stati poi invitati a far pervenire al Servizio paesaggio e biodiversità eventuali esigenze e contributi, osservazioni e suggerimenti in ordine alle priorità di adozione e alle modalità di partecipazione da attivare.

Da ultimo, ricordiamo che   il Piano, prima di entrare in vigore, dovrà essere sottoposto a valutazione da parte del Comitato tecnico-scientifico per le aree protette e del Comitato faunistico regionale, nonché all’approvazione della Commissione consiliare, della Giunta e del Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Un processo partecipativo diverso ma affine a quello descritto fin qui, si è svolto, in Emilia-Romagna nel 2016: quando parte del territorio dei Comuni di Alfonsine, Argenta, Cervia e Ravenna avviarono un percorso partecipativo per entrare nella rete delle Riserve Uomo e Biosfera MAB UNESCO – riconoscimento già ottenuto, l’anno precedente, dai territori del Delta del Po del Veneto e della provincia di Ferrara.

Inoltre, restando in Emilia-Romagna, annoveriamo tra le buone pratiche partecipate che investono le Riserve naturali quella che interessa il Parco (o Ecomuseo) dell’Appennino Faentino (finanziata dal Bando 2017, L.R, 3/2010) e l’esperienza del Parco della Vena del Gesso (a cui “ioPartecipo+” ha dedicato una “Piazza”). Spostandoci, poi, nel Lazio, ricordiamo il progetto ecoturistico di cui è oggetto il Parco Nazionale del Circeo (anch’esso patrimonio dell’Unesco). Degli ultimi due processi partecipativi qui menzionati, abbiamo già accennato in una precedente news.

 

Approfondimenti:

 

Delta del Po:

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Pubblicato il 07/03/2018 — ultima modifica 06/03/2018
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