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Usi temporanei dello spazio e pratiche partecipative

Così edifici ed aree abbandonate riprendono vita
Usi temporanei dello spazio e pratiche partecipative

MACAO, Torre Galfa (Nicola Marfisi, Milano)

In quasi tutte le città italiane ci sono edifici vuoti ed abbandonati, in attesa di essere recuperati o demoliti. A seguito della crisi economico finanziaria che ha investito il mercato immobiliare a partire dal 2007, un’alternativa alle semplici demolizioni e ricostruzioni degli edifici inutilizzati è stata avviata da associazioni culturali, collettivi urbani che hanno proposto, anche con azioni provocatorie, a volte illegali, di riusare in modo temporaneo le aree urbane dismesse. Tra le diverse esperienze, segnaliamo quella milanese della Torre Galfa, un palazzo per uffici realizzato nel 1956 e abbandonato dalla metà degli anni Novanta. Nel maggio del 2012, il collettivo Macao, un gruppo di artisti e di «lavoratori dell’arte» ha occupato per una settimana gli spazi della torre trasformando l’edificio in un nuovo centro di produzione creativa.

Il riuso temporaneo, attraverso pratiche partecipative, nato in contesti spontanei e informali, si è dimostrato, nel corso degli ultimi anni, se inserito in un quadro più complesso di trasformazione urbana, una strategia capace di ottenere trasformazioni degli spazi urbani in accordo con le nuove domande sociali. Occorre dunque valutare come trasferire queste nuove pratiche che si prendono cura delle trasformazioni della città all’interno delle politiche pubbliche.

La comunità dei nuovi city makers, che utilizza sempre di più metodologie e strumenti partecipativi, è tra i nuovi soggetti co-creatori del paesaggio urbano contemporaneo.

Ricordiamo che l’uso temporaneo di immobili e spazi urbani dismessi è il titolo dell’art. 16 della nuova legge della Regione Emilia-Romagna n. 24/2017  “Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio”.

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Pubblicato il 29/05/2018 — ultima modifica 29/05/2018
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