Amministrazione Condivisa

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Fare per immaginare, programmare per sopra(v)vivere

L’esperienza di LegamiLeali tra fare e immaginazione di Elena Rocca

Questa settimana Labsus, attraverso la testimonianza  di Elena Rocca, referente programmazione e progettazione Azienda speciale consortile Garda Sociale, ci propone una esperienza particolare.

Si tratta del progetto LegamiLeali, con capofila l’Azienda Speciale Garda Sociale (ente strumentale dei 22 Comuni del Garda Bresciano, capofila del Piano di Zona) che in partenariato con cinque cooperative sociali e un’ampia rete di associazioni, gruppienti pubblici e privati, e grazie al cofinanziamento della Fondazione Cariplo col programma Welfare in Azione, si è prefisso il contrasto all’aumento di fenomeni di devianza e di illegalità, che coinvolgevano minori o giovani adulti in numeri significativi.

In particolare, da diversi anni si registrava l’aumento delle fragilità e delle vulnerabilità di famiglie con figli in fascia d’età 16-22 anni ed emergevano altresì limiti e i vincoli delle agenzie educative e dei servizi sociali, sempre più in condizione di difficoltà economica ed organizzativa.

LegamiLeali è partito dalla constatazione condivisa dagli attori, che esisteva una distanza tra visione tecnica dei servizi e i percepiti e vissuti dei beneficiari, distanza che doveva essere colmata e quindi ricomposta. La chiave per aprire un nuovo corso è stata l’idea non solo di fornire risposte utili e puntuali, ma soprattutto il riuscire a far percepire la bellezza della condivisione.
«Una comunità sicura è una comunità che si prende cura» è diventato il claim di progettocon cui LegamiLeali ha scommesso sullo strumento dei Patti di collaborazione per fare comunità, affidandosi all’intuizione e all’immaginazione nata dal sentire le testimonianze di altri territori che già si erano sperimentati.

Altro punto basilare per la riuscita del progetto, la presenza di  sei beni confiscati, anch’essi esito di comportamenti illegali, concessi in comodato all’Azienda Speciale, quali spazi di cui re-immaginare la bellezza, sia per ospitare attività educative, sia per nuovi servizi, tra cui un circuito di turismo sociale.

In quattro anni di attività, 15 delle 22 amministrazioni hanno un Regolamento approvato. I Patti di collaborazione, ideati e attivati, superano la cinquantina. Molti sono ancora in essere sul territorio.
Quel che è accaduto è nato da 340 cittadini sottoscrittori, insieme a 4 Fondazioni, 33 Associazioni, 2 Scuole, 1 Consiglio Comunale dei ragazzi e 8 imprese. La popolazione complessivamente coinvolta supera le 500 persone. Tra questi, anche dei piccoli cittadini, come Zoe, ri-battezzata la Greta Thumberg di Bedizzole” per il suo Patto di collaborazione sulla cura della strada di casa.

Con i Patti di collaborazione la Comunità ha sperimentato il prendersi cura dei beni comuni materiali ed immateriali: piazze, poli sportivi, strade, distribuzione alimentare, azioni di prossimità verso anziani o fragili; tavoli educanti tra le diverse istituzioni territoriali.

La coesione che ne è derivata ha altresì permesso di affrontare meglio la stessa emergenza sanitaria e i problemi causati dai lockdown pandemici. L’abitudine alla realizzazione di Patti di collaborazione è stata, infatti, strumento utile a garantire un supporto diretto ai cittadini, ma anche a restituire per qualche istante la bellezza della relazione e della prossimità.

Per conoscere meglio il percorso del progetto e i molteplici risultati raggiunti, vi invitiamo a leggere l’articolo integrale.

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