Beni comuni: dalla teoria alla pratica

Una Community dedicata alla formazione e alla condivisione di news e buone pratiche sul tema dell’amministrazione condivisa

Le donne braccianti raccontano il loro Patto per i diritti

L’esperienza del progetto BRIGHT dalle voci dirette di Maria Iftimoaiea - Viola Huzynets - Adriana Patrichi - Todorova Temenushka Georgieva - Grazia Moschetti

Il senso e le molteplici declinazioni dei principi di Beni Comuni, grazie alle esperienze che Labsus ci propone settimanalmente, ci stanno mostrando come ormai, i cittadini attivi, siano in grado di elaborare sempre nuove modalità applicative, a fronte di nuovi bisogni.

Dall’idea della cura del patrimonio culturale e artistico di una città, alla rigenerazione di luoghi o verde pubblico, ecco che grazie alla flessibilità offerta dai patti collaborativi e dalle reti relazionali costruite tra amministrazioni, associazionismo, gruppi informali, giovani e cittadini, il concetto di bene comune si è esteso alla Scuola, all’Ambiente, alla Salute.

L’esperienza che vi segnaliamo, quale elemento di informazione e dibattito della Comunità, è un’altra declinazione ancora, che ci offre interessanti spunti in termini di diritti e di inclusione.

Si tratta della sinergia creata tra comuni diversi, associazioni, sindacato, mediatrici e leader di comunità, attraverso il progetto BRIGHT, che ha generato una rete di servizi dal basso, per raggiungere l'obiettivo dell'inclusione sociale e lavorativa di tutte le donne braccianti.

Di questa bella esperienza ci parlano le stesse donne Adriana, Maria, Viola e Violetta, attiviste, sindacaliste e lavoratrici, formate attraverso il progetto BRIGHT – Building RIGHTs-based and Innovative Governance for EU mobile women che vede ActionAid Italia come capofila e Labsus tra i partner. Utilizzando i Patti di collaborazione, il progetto attiva con le lavoratrici agricole e le comunità locali un processo di co-programmazione delle politiche pubbliche per migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle donne impiegate in agricoltura.

Partendo proprio dai diritti negati, dalle violenze e dalle esclusioni subite, parte questo bel racconto di riscatto che attraverso la formazione (il sapere) individua la figura della donna leader come mediatore interculturale, capace di creare un anello di congiunzione tra gli attori di una comunità e la necessità di superare la condizione di “oggetto/numero”, per diventare soggetto partecipativo della vita democratica del Paese in cui vivono e lavorano.
Con la collaborazione tra i firmatari del Patto individuati nella cornice del progetto BRIGHT, si sta creando una rete non più verticale ma orizzontale, in cui l’identità delle donne migranti possa ridefinirsi per sostenere quei processi che portino alla piena inclusione sociale e al riconoscimento sostanziale della cittadinanza europea.

I particolari del progetto, di quanto già costruito e dei futuri percorsi nell’articolo integrale di cui vi invitiamo alla lettura.

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