Riskilience innovation camp, la due giorni di laboratorio partecipato

Linguaggi e comportamenti per comunità resilienti ai rischi naturali

Identificare prototipi di codici e di comportamenti che promuovano l’interazione positiva fra tutte le parti dell’organismo sociale (istituzionali ed enti, mondo scientifico e della ricerca, mondo delle imprese e società civile) in relazione al tema della costituzione di comunità resilienti ai rischi naturali 

Questo l’obiettivo della due giorni dell’innovation camp Riskilience, tenutosi il 5 e 6 dicembre a Bologna. Un laboratorio innovativo di partecipazione organizzato dall’Autorità distrettuale del fiume Po con la collaborazione della Regione Emilia-Romagna, nell’ambito dell’iniziativa “La Scienza incontra le Regioni” promossa dal Parlamento Europeo attraverso il Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea (JRC), che riunisce esperti di vari settori chiave per un concreto ragionamento guidato, facilitato e partecipato. 

Le cronache di questi ultimi giorni sono piene di notizie su eventi, anche drammatici, dovuti al maltempo e legati al rischio idraulico e idrogeologico. Il dito viene spesso puntato sulla carenza di prevenzione e ancora sull’inevitabile incertezza nella previsione degli eventi resa ancora più preoccupante da una situazione climatica in cambiamento. 

Fattori determinanti, che spesso riducono gli effetti degli eventi, sono la consapevolezza e la preparazione dei cittadini e ancora di più la capacità di reagire positivamente a eventi naturali a volte drammatici. Questa ultima dote è nota come resilienza. 

La resilienza, tema centrale di Riskilience, è stata affrontata attraverso quattro differenti sfide sulle quali si sono cimentati altrettanti gruppi durante l'innovation camp:  

1 - rischio e resilienza (promossa dal Dipartimento della Protezione Civile): il contesto della sfida ha riguardato l’essere in grado di prendere decisioni, anche in condizioni di incertezza, necessarie ad assumere da parte dei cittadini in generale comportamenti utili a mitigare l’esposizione al rischio (alluvionale) singola e sociale. Il team di lavoro ha ipotizzato la realizzazione di Q.U.A.L (Quality Uncertainly Lab), ovvero laboratori interattivi per la condivisione del rischio e l’allertamento allo scopo di educare all’incertezza e al processo decisionale attraverso il trasferimento di un vocabolario comune ed una relazione orizzontale fra cittadini e decisori. Inoltre, il gruppo ha ipotizzato un R.R.S.S (Risk and Resilience Support System) ovvero uno strumento tecnologico a supporto dei vertici politici delle amministrazioni locali nel prendere decisioni in caso di allerta, aggregando informazioni presenti nei piani di protezione civile comunale con le banche dati (geografiche, demografiche, socio-economiche) in forma organizzata e interoperabile per premettere una veloce analisi dei costi/benefici a fronte di un’incertezza dello scenario previsionale; 

2 - rischio e comunicazione (promossa da ARPAE): un aspetto determinante per la comunicazione e gestione dei rischi è la progettazione, il grado di innovazione e l’efficacia degli strumenti utilizzati. Un altro aspetto rilevante è che non esiste una garanzia o certificazione dei vari aspetti e strumenti della comunicazione che possono renderli facilmente utilizzabili e riutilizzabili. Su cosa ci si potrebbe basare, quindi, ci si è chiesti, per produrre e riutilizzare strumenti per una buona comunicazione? A tal fine, il gruppo ha realizzato un prototipo di modello di comunicazione del rischio nella fase dell’ultimo miglio: fra amministrazione locale e comunità. Un portale delle allerte meteo di nome R.E.M.O (Risk Engagement Management Organization) che vuole essere una piattaforma web interattiva con lo scopo di responsabilizzare i cittadini ed aumentare la resilienza di un territorio. Fra le azioni più rilevanti dello strumento quella dell’invio di informazioni direttamente a cittadini attivi con ruoli sociali direttivi, in gran parte coincidenti con i cosiddetti portatori d’interesse (stakeholder). Essi poi si faranno carico di filtrare e trasferire l’informazione alla comunità dei cittadini nella maniera più corretta ed opportuna; 

3 - rischio e memoria (promossa dal CNR): il contesto di questa sfida è stato legato alla constatazione che i disastri naturali del passato potrebbero ripetersi anche nel futuro e che è quindi necessario formare una memoria storica legata al territorio nei cittadini e nelle comunità locali. Non bisogna nemmeno dimenticare ciò che è accaduto in un passato più recente e perciò trasferire alle nuove generazioni queste informazioni. È un modo per capire dove siamo, dove abitiamo e vivere con consapevolezza il territorio. Al termine della due giorni, il gruppo ha proposto il sito web “Un POrtale per la Memoria”, evocando il fiume Po nel titolo, che vuole essere un archivio multimediale della memoria, uno strumento con due tipologie di dati da far interagire fra loro: quelli tecnici già esistenti, ma ora trovabili solo in differenti fonti online, e le informazioni storiche. Inoltre, sul portale web è prevista una mappa interattiva e popolabile “dal basso” dove i cittadini possono consultare ed allo stesso tempo contribuire con foto e video del proprio territorio. Inoltre, il gruppo ha ipotizzato una performance artistica itinerante nelle aree più a rischio del Po; ma anche la formazione nelle scuole attraverso la testimonianza di “ambassador della memoria”; oltre ad un kit informativo, sempre dedicato alla memoria del territorio, da distribuire a tutte le famiglie, ed infine una “cartellonistica stradale della memoria” affidata a street artist; 

4 - rischio e governance (promossa dalla Regione Lombardia): il contesto su cui lavorare è stato individuato nei Contratti di Fiume, strumenti orientati a favorire il raggiungimento degli obiettivi delle Direttive Europee sulle Acque e sulle Alluvioni supportando e promuovendo politiche e iniziative volte a consolidare comunità fluviali resilienti. Il lavoro sui Contratti di Fiume ha avuto lo scopo di consentire di trasferire a questi strumenti il ruolo di formare e informare, nei territori del contratto, i cittadini sull’esposizione al rischio e di costruire un linguaggio ed una cultura sito-specifici condivisi tra amministratori, cittadini e imprese per la valorizzazione dei territori fluviali, la mitigazione del rischio idraulico e uno sviluppo sostenibile e duraturo. A tal fine, il gruppo si è chiesto come la maggiore conoscenza dei Contratti di Fiume potesse essere utile ad implementare l’Osservatorio Nazionale dei Contratti di Fiume. Fra le azioni proposte in merito: una campagna di alfabetizzazione, da parte del ministero dell’Ambiente, per trasmettere ai cittadini la cultura del fiume, intesa come qualità dell’acqua ma anche valorizzazione del paesaggio. Inoltre, si è proposto di aumentare la conoscenza dei Contratti di Fiume per renderli più efficaci nel tempo una volta operativi: oggi in tutto sono venti quelli attivi sul territorio nazionale, ma potenzialmente nel breve futuro potrebbero raggiungere il numero di duecento. Una ulteriore idea è stata quella della formazione di “Agenti Goccia”: operatori con il compito di “lubrificare il territorio” dove non sono ancora partiti i Contratti di Fiume per poterli attivare su misura rispetto all’area di riferimento. L’Agente Goccia, secondo gli intenti dei partecipanti all’innovation camp, dovrebbe operare una ricognizione del territorio intercettandone i bisogni specifici, ma anche le esigenze dei cittadini e le iniziative già esistenti dedicate alle tematiche dei rischi naturali. 

 

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pubblicato il 2019/12/09 22:29:23 GMT+2 ultima modifica 2019-12-09T22:29:23+02:00

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