Servizi ibridi e condivisi per prendersi cura dei Beni comuni

L’imprescindibile dimensione dello stare bene insieme prendendosi cura della distanza (articolo di Daniela Ciaffi)

Da ormai diverse settimane, Labsus sta stimolando la discussione su come declinare il concetto di amministrazione condivisa dei beni comuni, alla luce della drammatica emergenza sanitaria causata dal Covid-19. 

Se viene naturale pensare che i Patti di collaborazione non possano prescindere dalla vicinanza, in realtà, proprio in questo periodo sono nate esperienze straordinarie – di cui Labsus ha offerto molti esempi - che hanno saputo tenere insieme la ricerca di soluzioni condivise, la continuità dei servizi, la partecipazione. 

In questo articolo, Daniela Ciaffi, ci offre una stimolante riflessione che oltre ad approfondire il tema dei servizi (pubblici o privati) che possono diventare bene comune (dal cui uso nessuno è escluso) come ad esempio acqua, scuola, verdeUn articolo che ci offre un interessante approfondimento sulla Società della cura e, in particolare sul «prendersi cura della distanza». 

Ad interessanti esempi di come gruppi, associazioni e cittadini possano usare spazi e servizi pubblici prendendosene cura, contribuendo così alla gestione dei Beni comuni intesa come integrazione dei servizi e non come sostituzione dei compiti istituzionali, si aggiungono nuove attività che, tenendo conto del contesto, trovano strumenti e modalità che non puntano sull’innovazione dei servizi in sé, ma sull’innovazione intesa come “lavoro al contorno” dei servizi, creando – attraverso l’ibridazione - un valore aggiunto significativo. 

Come sempre l’articolo è corredato da iniziative e buone prassi realizzate, tra cui il punto sull’esperienza delle “Scuole Aperte, Partecipate e Condivise” e l’intervista a Virgilio Sieni, esperto dei linguaggi del corpo e della danza. 

Buona lettura! 

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