Unione della Romagna Faentina: nuovo Regolamento per la cittadinanza attiva e i Beni Comuni

Il nuovo testo assunto dopo 3 anni di sperimentazione e un monitoraggio partecipato

Nell’ultima seduta del 2022 il Consiglio dell’Unione della Romagna Faentina ha approvato, con delibera di Consiglio n. 70 del 22/12/2022, il nuovo Regolamento per la cittadinanza attiva e i beni comuni.pdf.

L’approvazione è avvenuta dopo un periodo di sperimentazione della durata di tre anni e dopo un attento esame delle esperienze di patti di collaborazione realizzate in tutto il territorio ed una interlocuzione con i responsabili dei progetti per rilevarne punti di forza e criticità.

L’Unione aveva infatti adottato il suo primo Regolamento per la cittadinanza attiva e i beni comuni nel dicembre 2018, basandosi in larga parte sul modello elaborato da Labsus per il Comune di Bologna nel 2014 e fondato sostanzialmente su un’idea di “cittadinanza attiva” che si prende cura diretta, e sotto varie forme, della propria città. In particolare, il Regolamento, all’art. 28, prevedeva una clausola valutativa con la possibilità quindi di apportare eventuali modifiche/integrazioni al testo, sulla base delle esperienze effettuate.

 

Il Monitoraggio

L’attività di monitoraggio svolta dal Servizio Affari Istituzionali sull’applicazione del primo Regolamento (dati al 1° settembre 2022), si è basata sui dati raccolti dagli uffici comunali coinvolti nei patti sottoscritti e quindi perfezionata con la somministrazione ai 47 responsabili di progetto di un questionario semi-strutturato, somministrato telefonicamente nei mesi di settembre e ottobre 2022.

Questi i principali esiti: patti sottoscritti 55, patti attivi 49, cittadini attivi coinvolti 425, cittadini attualmente attivi 316. Dimostrando così un ampio interesse della popolazione al tema dei Beni Comuni ed una buona diffusione delle pratiche, anche se in maniera non omogenea tra i 6 Comuni che compongono l’Unione.

L’età media dei partecipanti è di circa 60 anni, mentre il 65% dei cittadini attivi sono uomini, indicando chiaramente una maggiore propensione delle fasce più adulte ad avvalersi di questa opportunità, così come della popolazione di sesso maschile.

Il settore maggiormente coinvolto in patti di collaborazione è l’ambiente e la cura delle aree verdi.

Secondo quanto dichiarato dai referenti stessi, in media il gruppo di volontari o il volontario che agisce nell’ambito del proprio patto di collaborazione impiega 6 ore la settimana del proprio tempo per l’attività legata al patto, per un totale di 300 ore stimate all’anno, un valore non indifferente.

Le interviste, in particolare, sono servite a capire meglio le motivazioni che hanno spinto singoli cittadini ad occuparsi dei Beni Comuni, il loro grado di soddisfazione e le principali criticità rilevate.

Il nuovo Regolamento

L’adozione del nuovo testo ha quindi tenuto conto di questi dati, apportando a modifiche finalizzate a snellire le procedure di attivazione dei patti collaborativi, ad allargare la partecipazione e a dare miglior copertura assicurativa ai volontari coinvolti.

In particolare:

  • viene diminuita l’età minima per aderire ad un patto di collaborazione a 16 anni (art. 4);
  • è possibile individuare, formalmente, un referente (art. 4) quale figura di raccordo fra l’ufficio responsabile e gli aderenti al patto di collaborazione;
  • è prevista la possibilità di rinnovo alla scadenza del patto (art. 5), in modalità agile al fine di favorire la continuità delle iniziative;
  • sono diminuiti i tempi di risposta a fronte di eventuali proposte di sottoscrizione di un patto, in massimo 90 giorni (art. 9),
  • è stato previsto, per la fornitura in comodato d’uso, di strumenti, attrezzature e dispositivi (art. 16) utili alle attività la forma di un contratto di comodato d’uso gratuito, da parte dell’amministrazione, attraverso un principio di riuso dei beni;
  • viene prevista l’estensione delle coperture assicurative anche solo ad alcuni dei cittadini attivi inclusi nella collaborazione, e non alla loro totalità, secondo una logica di proporzionalità dell’onere in capo all’ente (art. 24). 

Sottolineiamo inoltre che la formazione resta una parte essenziale del Regolamento e che già in precedenza l’Unione aveva attivato l’organizzazione di corsi ciclici di formazione sulla sicurezza sul lavoro con il coinvolgimento di oltre 80 partecipanti.

Va rilevato infine, che nel drammatico periodo covid, sono nate alcune interessanti esperienze relative ai Beni di natura immateriale, tra cui: azioni di tutela della salute per la gestione dell’emergenza covid, la sicurezza stradale per gli assistenti civici, la storia locale per la tutela della memoria storica, dimostrano ampiamente come lo strumento dei patti collaborativi possa adattarsi con flessibilità alle diverse esigenze dei cittadini e dell’Amministrazione

 

Per ulteriori informazioni: andrea.piazza@romagnafaentina.ittel 0546 691145

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