I pareri sulle direttrici della riforma
Chi vive la pubblica amministrazione ogni giorno giudica positivamente la presenza di un’unica sede interistituzionale, per condividere scelte e indirizzi strategici per il territorio, pur nella consapevolezza della difficoltà di realizzazione.
Dopo che il confronto con il territorio ha permesso di individuare le direttrici per il riordino territoriale in Emilia-Romagna, la Regione ha chiesto di esprimere la propria opinione sulla riforma a un gruppo di persone che operano a diversi livelli negli enti pubblici, in occasione dell’evento di restituzione della consultazione pubblica del percorso partecipato “Luogo al cambiamento”, lo scorso 25 settembre al Tecnopolo DAMA di Bologna.
Come emerge dalle risposte di chi ha partecipato, i temi principali di competenza della nuova sede interistituzionale unica dovrebbero essere prima di tutto di ambiente, clima, territorio, infrastrutture e mobilità, e poi a seguire sanità, sociale, economia sociale, casa.
All’ente di area vasta, che la grande maggioranza individua positivamente in Città metropolitana e Province, vengono affidati tre compiti prioritari
Le Conferenze territoriali sociali e sanitarie e i Comitati di Distretto vengono individuati come modelli organizzativi replicabili anche in altri settori, a partire da ambiente, territorio, protezione civile e lavoro. Tra i casi concreti presi in esame, lo spostamento di competenze ad Arpae, che ha dato omogeneità alle funzioni ma ha allontanato il livello decisionale del territorio: per la maggioranza, è preferibile l’omogeneità alla vicinanza.
Ancora: le fusioni di Comuni dovrebbero essere una priorità per la Regione, ma non c’è una soluzione che ottiene più favori rispetto rispetto a un’altra tra sostegno a percorsi partecipativi e studi di fattibilità, sostegno finanziario e il vincolo di accesso a specifiche risorse solo con adeguata dimensione demografica.
In ogni caso, laddove il percorso delle Unioni non abbia funzionato, la soluzione maggioritaria è sperimentare altre leve per rendere le Unioni più efficaci. In particolare, i piccoli Comuni dovrebbero gestire in maniera associata in particolare le funzioni relative a stazioni uniche appaltanti e digitale.
Infine, i tre ambiti in cui viene ritenuto prioritario attivare nuclei di competenza specialistici a supporto dei Comuni sono avvocatura, predisposizione e rendicontazione dei progetti e il supporto tecnico alle opere pubbliche, mentre le tre sfide prioritarie per intervenire direttamente nei confronti del territorio sono attrattività del pubblico impiego, semplificazione e reclutamento di specifiche competenze.
