Quali sono le esperienze, i punti di vista e le priorità nel rapporto con gli enti e i servizi pubblici per le persone che vivono, lavorano o studiano in Emilia-Romagna?

La Regione Emilia-Romagna, insieme a Province, Comuni e Unioni di Comuni, Unioni montane e Città metropolitana di Bologna, lo ha chiesto direttamente alla cittadinanza durante la fase di consultazione pubblica del percorso di riordino territoriale “Luogo al cambiamento”.

Le risposte arrivate sono quasi cinquecento, e contribuiranno alla definizione delle linee guida del documento di riforma: a partire da novembre inizia l’inizio dell’iter di approvazione del progetto di legge, con il coinvolgimento delle Commissioni assembleari e dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna.

L’esperienza con gli enti pubblici

Dalla consultazione, emerge una forte centralità del Comune di residenza, che si conferma il principale punto di accesso ai servizi pubblici e l'interlocutore più frequente in circa due terzi dei casi, una quota nettamente superiore rispetto a tutti gli altri livelli istituzionali.

I fattori di soddisfazione più ricorrenti nelle esperienze positive con la pubblica amministrazione

Al contrario, quando l’esperienza è ritenuta negativa, le criticità più significative sono tempi di attesa (68% delle risposte), burocrazia (62%), difficoltà di contatto (58%), rimpallo di competenze (47%) e problemi digitali (35%).

Nel complesso emerge una relazione ambivalente con il sistema pubblico. Da un lato i cittadini riconoscono il valore del personale e dei servizi quando questi risultano accessibili ed efficaci; dall'altro segnalano con forza la necessità di una maggiore semplificazione organizzativa e amministrativa.

L’analisi dei servizi pubblici

La dimensione territoriale sembra incidere sulle aspettative verso i servizi: nei capoluoghi prevale la richiesta di servizi più veloci, accessibili e integrati; nei piccoli centri emerge maggiormente il valore della prossimità e della relazione diretta con l'amministrazione. In entrambi i contesti, tuttavia, si rafforza la domanda di semplificazione e di un unico punto di riferimento per i servizi più complessi.

Questa lettura suggerisce che riorganizzare i servizi non significa necessariamente adottare un unico modello: nei capoluoghi può essere prioritario integrare e semplificare i servizi, mentre nei piccoli centri occorre preservare, anche attraverso soluzioni organizzative o digitali, una adeguata presenza/prossimità territoriale.

Le priorità di intervento

C’è una gerarchia netta delle priorità percepite della cittadinanza. Oltre la metà delle risposte (54,9%) indica trasporti e viabilità come il principale ambito che le pubbliche amministrazioni sono chiamate a ripensare, a cui seguono sanità (44%) e ambiente ed energia (41,9%). Restano più distanti urbanistica ed edilizia (22,1%), politiche sociali (20,4%), politiche giovanili (17,2%), istruzione e formazione professionale (15,1%), lavoro (13,8%), Protezione civile (13,2%) e attività produttive e commercio (11,3%).

Chi ha risposto al sondaggio individua anche responsabilità differenziata in funzione della tipologia di servizio. Nello specifico, alla Regione vengono affidate competenze in sanità (69,9% dei casi), ambiente ed energia (53,6%), agricoltura (51,6%), lavoro (49,4%), Protezione civile (49,3%), caccia e pesca (48,3%), istruzione e formazione (43,4%).

Ai Comuni invece è richiesto il maggiore impegno su urbanistica ed edilizia (56,4%), politiche giovanili (48,8%), cultura e sport (47,7%) e attività produttive e commercio (36,2%). Le Province sono chiamate in causa per trasporti e viabilità (32,2%), mentre Unioni di Comuni e Città Metropolitana non risultano mai l’ente prevalente in alcun ambito.

Le soluzioni organizzative

Insieme alle priorità di intervento, la consultazione pubblica di “Luogo al cambiamento” ha chiesto alla cittadinanza di esprimersi sulle possibili soluzioni per rafforzare la capacità dei territori di affrontare le sfide. La proposta che ha ricevuto più consenso è quella di differenziare l'organizzazione in base alle caratteristiche dei territori (46,6% delle risposte), a cui seguono rafforzare la collaborazione tra Comuni (43,6%) e favorire la fusione tra piccoli Comuni (31,5%). Dopo la combinazione di più soluzioni (27,9%), le altre soluzioni in ordine di preferenze sono obbligare la fusione dei piccoli Comuni (24,9%), attribuire maggiori funzioni a Province e Città metropolitane (24,7%), obbligare la gestione associata di alcuni servizi (23%) e lasciare libertà di scelta ai territori (16,6%).

Dal quesito risultano quindi due evidenze: la cittadinanza sembra favorevole alla cooperazione, ma meno favorevoli a modelli imposti dall'alto; il tema delle fusioni appare meno divisivo di quanto spesso emerge nel dibattito pubblico.

La legge regionale sul riordino territoriale del 2016

Chi ha risposto alla consultazione pubblica è stato chiamato anche ad esprimersi sulla percezione degli effetti della legge regionale sul riordino territoriale approvata nel 2016. L'unica affermazione che raccoglie un livello di accordo vicino al 50% è "Nessun cambiamento significativo percepito", con il 48,8% di accordo.

Le aree che mostrano le maggiori criticità sono l’equilibrio tra aree urbane, rurali e montane (21,1% di accordo), la riduzione delle disuguaglianze territoriali (22,8%) e la chiarezza delle competenze (25,8%). Le valutazioni relativamente migliori, che comunque non superano un livello di accordo pari a un terzo dei rispondenti, riguardano il coordinamento dei servizi (con un accordo complessivo pari al 33,9%) e la vicinanza della Regione ai territori (33%).

I contributi liberi

Oltre il 30% del campione ha deciso spontaneamente di lasciare un contributo finale. Le richieste più ricorrenti riguardano la chiarezza delle competenze, il rafforzamento dei piccoli territori, la semplificazione amministrativa, la disponibilità di personale qualificato e una digitalizzazione più integrata. Nel loro insieme, i commenti delineano una domanda di amministrazioni più accessibili, coordinate e capaci di assumere responsabilità chiare nei confronti dei cittadini.

Il tema più ricorrente in assoluto è il futuro dei piccoli Comuni e delle Unioni, e si osservano tre orientamenti. Il primo è potenziare le Unioni dei Comuni, per aumentare la capacità amministrativa e l’efficienza; il secondo è al contrario è difendere i piccoli Comuni, per il timore che fusioni eccessive aumentino la distanza dai servizi e facciano perdere il rapporto diretto con l'amministrazione locale. Infine, numerosi commenti evidenziano che è necessario ripensare la riforma delle Province, percepita come incompleta.

Il secondo argomento più citato è la digitalizzazione. Chi vive in Emilia-Romagna non è contraria al digitale, anzi chiede un portale unico, l’integrazione tra i servizi e la semplificazione online. Allo stesso tempo, però, chi ha risposto alla consultazione pubblica ha sottolineato la necessità di assistenza, di accompagnamento e di mantenere punti di contatto umano, specialmente per le persone in condizioni di fragilità o autonomia ridotta.

Altro tema molto discusso è la chiarezza delle responsabilità, cioè il problema del “rimpallo istituzione”. Molti commenti raccontano infatti situazioni in cui il Comune rimanda alla Regione, la Regione rimanda alla Provincia e la Provincia rimanda all'Unione, con la conseguenza che la cittadinanza non sa chi sia responsabile. Nello specifico, la richiesta non è tanto di modificare le competenze quanto di renderle leggibili.

Ancora: tra chi ha lasciato il proprio contributo libero, molte persone collegano direttamente tempi lunghi, inefficienza e difficoltà di accesso alla carenza di personale. Non viene chiesto soltanto più personale: viene chiesto personale competente, stabile, formato e in grado di utilizzare i nuovi strumenti digitali.

Infine, un tema trasversale a quasi tutti gli altri. Chi vive o lavora in Emilia-Romagna desidera, nei rapporti con la pubblica amministrazione, meno passaggi, meno documentazione, procedure più semplici e tempi prevedibili. Non emerge tanto la richiesta di velocità assoluta, quanto la richiesta di certezza.

Il pubblico della consultazione

Nei due mesi di consultazione pubblica di “Luogo al cambiamento” hanno risposto al questionario 470 persone, un dato in cui prevale nettamente la componente femminile, che rappresenta quasi due terzi (64,3%) di chi ha partecipato.

Nel campione sono rappresentate tutte le nove province dell'Emilia-Romagna: Bologna è quella maggiormente presente, con il 38,5% delle risposte, mentre per gli altri territori la distribuzione va dal 4,9% di Reggio Emilia all’11,3% di Ravenna, passando per Forlì-Cesena (6%), Piacenza (6,4%), Ferrara (6,6%), Rimini (7%), Parma (8,9%) e Modena (10,4%). 
Tra le fasce di età, la più rappresentata è quella 41–60 anni, che da sola rappresenta quasi i due terzi del campione (65,1%). Le persone con più di 60 anni sono il 19,8%, mentre coloro che hanno meno di 40 anni sono complessivamente il 15,1%.