“Luogo al cambiamento”, il percorso di riordino territoriale promosso dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con Anci, Upi, Uncem e Città metropolitana di Bologna, ha una architettura chiara: dalla fase di ascolto alla definizione delle linee di riordino. E la consultazione pubblica di amministrazioni, parti sociali e cittadinanza ha indicato una serie di priorità condivise: prima di tutto, procedure semplici e tempi rapidi, e a seguire referenti unici, sportelli vicini e accesso digitale integrato.

Sono quindi due le direttrici della riforma: il rafforzamento della governance multilivello e il potenziamento della capacità amministrativa. E ogni orientamento porta con sé due obiettivi precisi.

La prima direttrice: il rafforzamento della governance multilivello

Durante la fase di ascolto di ‘Luogo al cambiamento’, chi vive l’Emilia-Romagna ogni giorno ha richiesto la differenziazione dell'organizzazione in base alle caratteristiche dei territori, e, a seguire, una collaborazione più solida tra i Comuni. Per la parte di assetto istituzionale, la Regione con la nuova riforma vuole: 

Razionalizzare gli strumenti di governance secondo criteri di effettività e differenziazione
Valorizzare il ruolo di Città metropolitana di Bologna e Province come enti di area vasta nella governance territoriale e settoriale

La razionalizzazione degli strumenti di governance

L’obiettivo della razionalizzazione degli strumenti di governance passa da due livelli di integrazione, quello della Regione con gli enti locali e quello fra gli enti locali, e un sistema più coordinato tra governance territoriale e governance settoriale.  

Dal momento che una delle problematiche principali evidenziate da chi ha partecipato al percorso di ‘Luogo al cambiamento’ è stato il rimpallo istituzionale, cioè la chiarezza delle responsabilità, la strategia della riforma è quella della amministrazione condivisa, con il Patto per il Lavoro, il Clima e l'Economia sociale come modello di governo: la condivisione di obiettivi, le responsabilità comuni, la cura della qualità delle relazioni tra gli enti coinvolti per favorire la replicabilità del modello a livello di area vasta.

Tra gli strumenti ipotizzati ci sono la ridefinizione del ruolo del CAL, il Consiglio delle autonomie locali, la costituzione di una nuova sede interistituzionale, prevedendo anche una sessione dedicata per un confronto stabile e strutturato fra Regione e Città Metropolitana di Bologna, con l’aggiornamento della relativa Intesa Generale quadro, e il rafforzamento delle Province nell’ambito della pianificazione strategica del territorio.

Il ruolo strategico di Città Metropolitana e Province

Quando hanno avuto la possibilità di portare un contributo libero alla consultazione pubblica, molte delle persone che hanno partecipato a Luogo al cambiamento hanno evidenziato che è necessario ripensare la riforma delle Province, percepita come incompleta.

Per l’obiettivo di riaffermare il ruolo strategico di Città Metropolitana e Province, il percorso di riordino ipotizza l’affidamento alle Province di alcuni compiti che già spettano alla Città metropolitana: pianificazione strategica, pianificazione territoriale, programmazione delle politiche settoriali sulla base dei fabbisogni, interfaccia con interlocutori esterni, supporto specialistico e consulenziale al territorio, gestioni sovracomunali di funzioni e servizi.

Allo stesso tempo la nuova riforma vuole anche rafforzare alcune delle competenze della Città metropolitana di Bologna: coordinamento della programmazione regionale con il Piano Strategico Metropolitano, sviluppo della programmazione integrata regionale e metropolitana, co-programmazione di specifiche politiche settoriali, valorizzazione delle buone prassi per l’innovazione.


La seconda direttrice: il potenziamento della capacità amministrativa

Chiamata ad esprimersi sulle possibili soluzioni per rafforzare la capacità dei territori di affrontare le sfide, la cittadinanza ha indicato tra le prime possibilità quella di rafforzare la collaborazione tra Comuni. Per quanto riguarda la capacità amministrativa, le finalità del riordino sono:

Migliorare la gestione sovracomunale di funzioni e servizi in base alle diverse esigenze territoriali 
Rafforzare le competenze del territorio

Il miglioramento delle gestioni sovracomunali

Nel corso della prima fase di ‘Luogo al cambiamento’, quella degli incontri sui territori uno per provincia, gli enti locali coinvolti hanno concentrato i loro interventi in prevalenza sulla gestione associata e sulle forme di cooperazione tra enti locali.

Per questo motivo la Regione ha indicato come obiettivo il miglioramento delle gestioni sovracomunali, che passa dal sostegno alle fusioni tra Comuni, dalla valorizzazione di hub territoriali per la gestione delle funzioni e dei servizi e dalla promozione di una programmazione negoziata per lo sviluppo del territorio.

In merito alle fusioni dei Comuni, che sono stato il primo tema nei contributi liberi della consultazione pubblica, la Regione ha tre linee guida, in modo da arrivare alla fusione come scelta accompagnata, consapevole e costruita con le comunità: semplificare il procedimento, rafforzare la partecipazione, sostenere la capacità progettuale.

Sugli hub territoriali la Regione propone due modelli: l’Unione di Comuni, riconoscendo la specificità delle Unioni Montane, e il Presidio territoriale associato, con requisiti di durata, standard, metriche quantificabili, e numero di funzioni.

La programmazione negoziata per lo sviluppo locale si articola su tre elementi: indicatori di prestazione coerenti e differenziati per territorio, proposte di parte da soggetti dell’economia sociale, enti del terzo settore e soggetti for-profit, monitoraggio e controllo sul raggiungimento dei risultati di sviluppo individuati.

Il rafforzamento delle competenze sul territorio

Dai questionari di ‘Luogo al cambiamento’ la competenza è uno dei fattori di soddisfazione più ricorrenti nelle esperienze positive con la pubblica amministrazione: i cittadini riconoscono il valore del personale e dei servizi quando questi risultano accessibili ed efficaci.

Per rafforzare allora le competenze, e rafforzarle sul territorio, la Regione intende quindi approcciarle come risorse di sistema a supporto dei Comuni: nuclei di competenza, con professionalità specialistiche messe in rete; supporto a enti e hub, con azioni a livello regionale, per la regia, metropolitano, provinciale e di hub territoriale; comunità di pratica, per condividere esperienze, soluzioni e apprendimenti.

Altro strumento previsto dalle direttrici è il sistema regionale per attrarre e sviluppare le persone: una filiera integrata tra Regione, Città Metropolitana di Bologna, Province e hub territoriali, per far crescere le competenze del personale di tutto il territorio. A questo sistema si chiede la capacità sia di attrarre persone con competenze, con il reclutamento e la selezione, sia di sviluppare competenze nelle persone, con formazione qualificata, mobilità tra enti, percorsi di carriera e modalità di organizzazione flessibile per supportare i Comuni, sull’esempio dell’esperienza con la polizia locale.