In Emilia-Romagna l’esperienza con gli enti pubblici riguarda nella maggior parte dei casi il Comune di residenza, e le persone sono state soddisfatte in particolare da disponibilità e cortesia e competenza, mentre le principali criticità le hanno riscontrate su tempi di attesa, burocrazia e difficoltà di contatto.

E infatti, pur con alcune differenze tra Comuni capoluogo e centri più piccoli, alla pubblica amministrazione sono richieste prima di tutto procedure semplici e tempi rapidi, e a seguire referenti unici, sportelli vicini e accesso digitale integrato.

Ancora: per chi vive da Piacenza a Rimini le priorità di intervento del settore pubblico dovrebbero essere trasporti e viabilità, poi sanità e ambiente ed energia, anche se queste indicazioni cambiano da ente a ente. Dalla Regione, ad esempio, ci si aspetta l’impegno maggiore sulla sanità, ambiente, agricoltura e lavoro, mentre dai Comuni ci si attende un ruolo più ampio su urbanistica e edilizia, politiche giovanili, cultura e sport.

Queste sono solo alcune delle indicazioni che sono emerse dalla fase di consultazione pubblica di “Luogo al cambiamento”, il percorso di riordino dei territori della Regione Emilia-Romagna insieme a Province, Comuni e Unioni di Comuni, Comunità montane e Città metropolitana di Bologna.

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Come ha risposto al questionario di "Luogo al cambiamento" chi vive, studia e lavora ogni giorno in Emilia-Romagna? 

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Quali sono stati i contributi al percorso di riordino da parte di enti locali, comitati, associazioni di categoria ed imprese?

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Tra le altre soluzioni per rafforzare la capacità dei territori di affrontare le sfide evidenziate, la cittadinanza ha indicato come prima proposta la differenziazione dell'organizzazione in base alle caratteristiche dei territori, e a seguire una collaborazione più solida tra i Comuni; gli enti locali coinvolti nella prima fase di confronto si sono concentrati in prevalenza sulla gestione associata e sulle forme di cooperazione tra enti locali.

Per quanto riguarda il giudizio sulla precedente riforma di riordino territoriale, a dieci anni di distanza dalla sua attuazione, il giudizio della cittadinanza converge principalmente su un aspetto: nessun cambiamento significativo è stato percepito.

Infine, tra i contributi liberi proposti tra chi ha partecipato alla consultazione, emergono cinque temi principali

  • il futuro dei piccoli Comuni, tra chi chiede di difenderli e chi di potenziare le Unioni
  • il problema del “rimpallo istituzionale”, con la necessità di più chiarezza sulle competenze
  • l’importanza del supporto umano nei processi di digitalizzazione
  • la carenza di personale nelle pubbliche amministrazioni e la sua competenza
  • il bisogno di semplificazione e tempi certi nelle procedure